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SCENARIO/ Referendum, il "segreto" di Renzi per restare al governo

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Matteo Renzi con Matteo Richetti, "cerimoniere" della Leopolda (LaPresse)  Matteo Renzi con Matteo Richetti, "cerimoniere" della Leopolda (LaPresse)

RERERENDUM COSTITUZIONALE. Comunque vada, sarà scissione. A 27 giorni dall'R-Day, il giorno del referendum, il giorno della verità, la Leopolda 7 segna una drammatica cesura in casa democratica. Scolpito nel marmo rimarrà il "fuori, fuori" urlato dalla platea all'indirizzo della minoranza dem. Un urlo che né Renzi, né alcun altro dirigente ha cercato di frenare. Del resto, era stato lo stesso premier segretario a caricare i fedelissimi partendo lancia in resta contro chi "parla della ditta, ma usa il referendum come una rivincita per il congresso perso".

La verità per Renzi è piuttosto amara: il sì di Gianni Cuperlo alla bozza di riforma dell'Italicum discussa con Guerini, Zanda, Rosato e Orfini ha aperto una crepa nella minoranza Pd, ma non ha fatto crollare il muro della diffidenza e — quindi — del No al referendum costituzionale. Non si sono convinti né D'Alema, né Bersani, e non si sono smossi neppure Speranza, Gotor, Zoggia, Stumpo e molti altri. Recuperare alle ragioni del Sì Cesare Damiano e alcuni altri esponenti minori è una buona notizia, ma non quanto Renzi aveva sperato cedendo sull'Italicum e aprendo la discussione sulle modifiche da fare dopo il voto. 

Il clima, dentro e fuori il Pd, è incandescente. D'Alema pesantemente fischiato, i violenti scontri di sabato intorno alla Leopolda per la manifestazione non autorizzata del No sono i segnali di una tensione che cresce. Ma anche di un redde rationem in casa democratica che dopo il referendum diventerà inevitabile, qualunque ne sia l'esito. 

Se vinceranno i No, come sembrano indicare la quasi totalità dei sondaggi, l'instabilità che coinvolgerà il governo si allargherà al partito. In entrambi i casi nel mirino finirà la leadership di Renzi, e si aprirà una fase congressuale all'ultimo sangue. Ancor più rapidamente si andrà allo scontro finale in caso di affermazione dei favorevoli alla riforma costituzionale targata Renzi-Boschi, perché il premier segretario avrà la forza per imporre l'allineamento a chi recalcitra, dentro o fuori, come gli chiedono i fedelissimi. Lecito supporre addirittura che in questo scenario in parecchi se ne potrebbero andare da soli. E il partito sarebbe sempre più renziano. 

Per sovvertire un sentiment sfavorevole Renzi le sta provando davvero tutte. Sta percorrendo l'Italia per far passare il messaggio che la consultazione è un derby fra passato e futuro. E cerca di accreditare il suo come un governo concreto, un governo del fare, in grado di gestire con lungimiranza emergenze come il terremoto, disegnando insieme ricostruzione e prevenzione antisismica. 

Per un momento nel corso della settimana appena trascorsa l'ipotesi del rinvio del voto è stata più di una boutade. Lo si è capito quando da idea "personale" di un amico di Mattarella, Pierluigi Castagnetti (ex segretario Ppi), è diventata materia di confronto per il ministro dell'Interno Alfano. 



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COMMENTI
07/11/2016 - Le leve del potere gestite come lo schiacciasassi (ALBERTO DELLISANTI)

Vero in USA e vero da noi. L'ultima parola è al giorno delle elezioni. La speranza è l'ultima a morire, anche per chi sente che sarebbe un bene per i rispettivi Paesi che Hillary Clinton non vincesse la Casa Bianca, e Renzi Matteo non vincesse la brutta partita di un "change" della nostra Costituzione con mezza Italia messa contro l'altra metà. Con un sistema oligarchico, fortemente voluto (con Obama, e Merkel, e via dicendo), contro un sistema non oligarchico, ma di vero dimezzamento di un Parlamento che da pletorico può passare a diminuito del 50% negli effettivi; a monocamerale per la fiducia"; e bicamerale (entrambe elette dal popolo) per l'attività legislativa. (Secondo modalità nuove per quanto riguarda l'assegnazione dei compiti, superando doppie lettura e approvazione generalizzate. Limitate, invece, ai casi in cui è saggio il mantenerle). Quanto avvenuto a Firenze è di una tristezza infinita. Dardeggia solo un profumo di vittoria (nelle narici di Renzi) alla gigantesca mano di poker che lui ha scatenato. Per il resto, i supporter convenuti alla Leopolda... gasati oltre modo, e "nemici" dichiarati della minoranza "di sinistra". I manifestanti anti Renzi preventivamente "trattati" dalla Polizia, con beneficio unico della quota ben minoritaria di quelli che menano di tutto. E in USA? La messinscena dell'FBI sul rimettere a tema le email della Clinton, e il gran finale del diniego di macchia alcuna sul manto di Hillary. E Trump? Lavorato ai fianchi in modi indecenti.