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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 - LA GUIDA/ Federalismo e sussidiarietà, cosa succede?

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Se quindi già l'assetto vigente è già stato riequilibrato, è opportuno precisare che i danni maggiori della riforma del Titolo V sono stati determinati dalla sua logica egualitaria, che ha assegnato un esagerato livello di autonomia anche a realtà, in specie del Sud, che invece andavano seriamente commissariate.  

Verso queste realtà lo Stato, è stato ed è, invece, gravemente latitante. Il Governo, ad esempio, nei giorni scorsi ha abrogato la norma che vietava di nominare come commissari i presidenti di regione (prassi — Bassolino docet — che ha devastato sia i conti pubblici, sia la qualità della sanità del Sud) e ha nominato commissari, in Campania e Calabria (regioni altamente inefficienti), i rispettivi presidenti De Luca e Oliverio, che quindi sono stati insensatamente "liberati" dai controlli dei commissari governativi. 

Il rimedio, a livello costituzionale, alle disfunzioni del Titolo V era quindi un serio Senato federale, un limitato riaccentramento di materie, un potenziamento dei controlli e dei poteri sostitutivi del governo verso le realtà inefficienti. 

La riforma, invece, i) ricentralizza un blocco imponente di materie, ii) introduce un senato federale che però determina ora il paradosso inverso a quello precedente (ovvero un senato federale senza più federalismo), iii) introduce la clausola di supremazia tipica dei sistemi federali, senza però che quello italiano, a seguito del riaccentramento della riforma, possa più, nemmeno lontanamente, qualificarsi tale. 

Questo impianto consegna le regioni ordinarie virtuose al destino di vedersi soffocate da quell'inefficiente centralismo italiano (che non è quello francese) che già Luigi Sturzo criticava nel 1949: "milanesi e pavesi, fiorentini e pisani, torinesi e genovesi, veneziani e padovani, romani e napoletani, si domanderanno per quale ragione di inferiorità non potranno le loro Regioni avere voce in capitolo nell'ordinamento dell'istruzione elementare e media, nei musei e nelle accademie e perfino nelle loro gloriose università, più gloriose nel tempo antico che non sotto l'unificazione e l'uniformismo del fu regno d'Italia. Ma no: la repubblica nega loro il diritto di occuparsi dell'istruzione (tranne l'artigiana e la professionale) perché il mastodontico ministero della pubblica istruzione deve mantenere statizzati e regimentati i maestri e le maestre, i professori e gli insegnanti, occupandosi persino dei trasferimenti, permessi e concorsi e pensionamento di tutto il personale scolastico compreso bidelli e uscieri. Quanto un tale accentramento sia dannoso per l'istruzione italiana non c'è persona con la testa sulle spalle che non lo affermi". 

I danni ai modelli di organizzazione sanitaria delle regioni virtuose (Veneto, Lombardia, Emila Romagna e Toscana), che sono oggi eccellenze mondiali, potranno essere ingenti. Il punto di forza di questi sistemi è la differenziazione: il modello lombardo è diversissimo da quello toscano, quello veneto da quello emiliano e così via. Ma la semplice tutela dell'interesse nazionale, vale a dire dell'indirizzo politico della maggioranza, potrà consentire, attraverso l'esercizio della clausola di supremazia, di riaccentrare in modo egualitario tutta l'organizzazione sanitaria. I costi derivanti dallo smantellamento di questi sistemi potranno essere enormi (sulla sanità ogni anno impegniamo 110 miliardi). 



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COMMENTI
04/12/2016 - DICHIARAZIONI DI COERENZA (antonio petrina)

La Repubblica del 07/12/2002 ( in occasione dell'approvazione della legge sul federalismo fiscale) CASINI: "Non credo alle riforme fatte a colpi di maggioranza"!

 
01/12/2016 - Grazie (Franco Labella)

Desidero riconoscere il merito del prof. Antonini e del Sussidiario per aver consentito al lettore di chiarirsi decisamente le idee su un tema (la riforma del titolo V) sul quale la propaganda dello schieramento del SI' ha assunto toni vergognosi. Sentir parlare, con assoluto cinismo, del fatto che con la vittoria del SI' i pazienti oncologici o i diabetici potrebbero esser curati meglio dà la misura dello squallore del dibattito ideologizzato. D'accordo che fra i temi oggetto della revisione il Titolo V è senz'altro quello più complesso però se si fosse voluto favorire il famoso dibattito "sul merito" almeno gli argomenti propagandistici avrebbero dovuto essere non usati. Grazie quindi al prof. Antonini e al Sussidiario che ha svolto una funzione informativa completa e decisamente utile per far arrivare i cittadini ad un voto consapevole. Io mi auguro che vinca il NO e mi auguro anche che, indipendentemente dal risultato, ci si decida a reintrodurre nelle scuole superiori lo studio della Costituzione e del Diritto.