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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 - LA GUIDA/ Federalismo e sussidiarietà, cosa succede?

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Andrà così? Facile prevederlo, vendendo già, a Costituzione vigente, la soluzione che era stata assunta dalla riforma Madia (impugnata dalla regione veneto alla Corte costituzionale soprattutto per questo aspetto), che centralizzava la nomina dei dirigenti della sanità, sottraendola alle regioni. Ad una regione virtuosa, una commissione nazionale avrebbe potuto imporre (e il presidente sarebbe stato costretto a nominarli) dirigenti magari provenienti dalla Calabria, dove nel 2008, proprio a causa della cattiva gestione di questi, non c'era più uno straccio di contabilità attendibile, al punto che il ministero dell'Economia dovette nominare KPG (nota società di revisione contabile) per tentare di ricostruirla. Ma nemmeno KPG ci riuscì e si dovette ricostruire la contabilità sulla base delle dichiarazioni verbali certificate dei direttori delle Usl.

Non sembra questa la modalità per rimediare al grave divario che oggi, in sanità, esiste tra Nord e Sud: il rischio dell'impianto della riforma è di ridurre il Veneto o l'Emilia Romagna come la Calabria o la Campania e non viceversa. Con un danno enorme per tutti: quelle 250mila persone che oggi vengono a farsi curare al Nord, rimborsate dal servizio sanitario, non avranno altra alternativa che farsi curare dalla sanità privata a pagamento.

Né il contenzioso costituzionale sembra destinato a ridursi con la riforma: nelle principali materie su cui si esercitano effettivamente le competenze regionali rimane una concorrenza di competenze: lo Stato anziché i principi fondamentali dovrà dettare "norme generali e comuni". Ma mentre sui principi fondamentali esistono decenni di giurisprudenza costituzionale (che garantiscono ormai un discreto grado di certezza del diritto), si dovrà ripartire daccapo (con consente contenzioso) per definire cosa si intende per "norme comuni": ad esempio, se lo Stato volesse imporre il colore azzurro per le piastrelle degli ospedali italiani, questa sarebbe una legittima norma comune oppure no? Toccherà alla Corte costituzionale chiarirlo per ciascuna delle sette materie in cui queste norme generali e comuni sono previste. 

Ancora: la riforma fa diventare la materia "coordinamento della finanza pubblica" competenza esclusiva dello Stato, decretando: i) la fine del federalismo fiscale, ii) un ritorno a quella finanza derivata che in Italia ha fatto esplodere i costi, iii) legittimando pienamente quei tagli lineari statali che hanno sempre scacciato la spesa buona e mantenuta quella cattiva.   

Occorre poi considerare che se la riforma costituzionale riporta il pendolo della storia sul centralismo e non sulla responsabilità, quel pendolo non si può sballottare troppo radicalmente in modo indolore: il nuovo centralismo oltre a smantellare i sistemi virtuosi farà anche riproliferare gli apparati statali; i costi anche in questo caso saranno ingenti e certo non comparabili ai (risibili al confronto) risparmi che si otterranno eliminando gli emolumenti dei senatori (47 milioni di euro). 

Occorre inoltre rilevare che la possibilità del regionalismo differenziato (oggi prevista dalla Costituzione e che, se attuata, permetterebbe di superare il paradosso attuale di uno Stato centrale invasivo al Nord e assente al Sud) viene depotenziato dalla riforma costituzionale, riducendo il numero di materie che ne possono essere oggetto. Nelle poche righe del nuovo art. 116, III comma, si è riusciti a inserire ben cinque volte la parola "limitatamente", confermando quindi una miope, fortissima, volontà di accentramento anche rispetto alle regioni efficienti.



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COMMENTI
04/12/2016 - DICHIARAZIONI DI COERENZA (antonio petrina)

La Repubblica del 07/12/2002 ( in occasione dell'approvazione della legge sul federalismo fiscale) CASINI: "Non credo alle riforme fatte a colpi di maggioranza"!

 
01/12/2016 - Grazie (Franco Labella)

Desidero riconoscere il merito del prof. Antonini e del Sussidiario per aver consentito al lettore di chiarirsi decisamente le idee su un tema (la riforma del titolo V) sul quale la propaganda dello schieramento del SI' ha assunto toni vergognosi. Sentir parlare, con assoluto cinismo, del fatto che con la vittoria del SI' i pazienti oncologici o i diabetici potrebbero esser curati meglio dà la misura dello squallore del dibattito ideologizzato. D'accordo che fra i temi oggetto della revisione il Titolo V è senz'altro quello più complesso però se si fosse voluto favorire il famoso dibattito "sul merito" almeno gli argomenti propagandistici avrebbero dovuto essere non usati. Grazie quindi al prof. Antonini e al Sussidiario che ha svolto una funzione informativa completa e decisamente utile per far arrivare i cittadini ad un voto consapevole. Io mi auguro che vinca il NO e mi auguro anche che, indipendentemente dal risultato, ci si decida a reintrodurre nelle scuole superiori lo studio della Costituzione e del Diritto.