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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 - LA GUIDA/ Federalismo e sussidiarietà, cosa succede?

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Quanto, infine, alle regioni speciali la riforma prevede non solo che queste siano del tutto esentate dal processo di centralizzazione delle competenze, ma addirittura che siano elevate al rango di enti sostanzialmente "sovrani": per rivedere il loro regime di autonomia, infatti, non sarà più sufficiente, come è oggi, una legge costituzionale (che basta per modificare la Costituzione italiana) ma sarà necessaria anche un'intesa con la regione interessata: se questa non vuole potrà quindi opporre un veto al massimo potere dell'ordinamento italiano (la legge costituzionale). Ma l'attuale assetto delle regioni speciali, con i privilegi di quelle ricche, come le province di Trento e il Bolzano, e l'inefficienza dissipatoria di quelle povere, come la Sicilia, non ha più una giustificazione adeguata. Basti pensare che alla Sicilia l'autonomia speciale fu accordata già nel 1946 per contrastare i movimenti separatisti fomentati dagli Usa, che allora volevano farne il 51° stato americano per avere una propria base nel Mediterraneo, e che a Bolzano l'autonomia fu riconosciuta nel 1948 per compensarla dell'annessione all'Italia avvenuta con il trattato di Saint Germain del 1911, dopo la dissoluzione dell'Impero Austro-Ungarico; Trento ne seguì fin da subito le fortunate sorti solo perché lo volle De Gasperi, che era trentino. La riforma costituzionale su questo punto dimostra quindi un'insostenibile schizofrenia che mette a rischio la tenuta del sistema: difficile che il Veneto, confinante con due regioni speciali e dove si agitano movimenti indipendentisti, potrà tranquillamente digerire questo anacronismo subendo, sul proprio territorio, il ritorno ingiustificato del centralismo. 

Per concludere, un aspetto positivo è rinvenibile anche in questa parte della riforma che riguarda il rapporto tra Stato e enti territoriali: vengono infatti costituzionalizzati costi e fabbisogni standard. Peccato però che questi non si applicheranno alla regione Sicilia (in quanto a statuto speciale) che è sempre stata l'emblema di una spesa ingiustificatamente oltre gli standard. 

Da ultimo, va precisato che l'esito finale dipenderà, se la riforma venisse confermata, da come tutto questo impianto — che oggettivamente rappresenta la parte meno riuscita della riforma costituzionale — verrà effettivamente attuato: non si possono escludere del tutto, a priori, applicazioni meno traumatiche, riguardo all'utilizzo della clausola di supremazia, di quelle qui ipotizzate. La riforma le rende, in ogni caso, potenzialmente possibili.

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COMMENTI
04/12/2016 - DICHIARAZIONI DI COERENZA (antonio petrina)

La Repubblica del 07/12/2002 ( in occasione dell'approvazione della legge sul federalismo fiscale) CASINI: "Non credo alle riforme fatte a colpi di maggioranza"!

 
01/12/2016 - Grazie (Franco Labella)

Desidero riconoscere il merito del prof. Antonini e del Sussidiario per aver consentito al lettore di chiarirsi decisamente le idee su un tema (la riforma del titolo V) sul quale la propaganda dello schieramento del SI' ha assunto toni vergognosi. Sentir parlare, con assoluto cinismo, del fatto che con la vittoria del SI' i pazienti oncologici o i diabetici potrebbero esser curati meglio dà la misura dello squallore del dibattito ideologizzato. D'accordo che fra i temi oggetto della revisione il Titolo V è senz'altro quello più complesso però se si fosse voluto favorire il famoso dibattito "sul merito" almeno gli argomenti propagandistici avrebbero dovuto essere non usati. Grazie quindi al prof. Antonini e al Sussidiario che ha svolto una funzione informativa completa e decisamente utile per far arrivare i cittadini ad un voto consapevole. Io mi auguro che vinca il NO e mi auguro anche che, indipendentemente dal risultato, ci si decida a reintrodurre nelle scuole superiori lo studio della Costituzione e del Diritto.