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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 - LA GUIDA/ Federalismo e sussidiarietà, cosa succede?

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Cosa cambia — 1) La riforma costituzionale, con il nuovo art.117, II comma, riporta nella competenza statale numerose materie: l'elenco ora occupa tutte le lettere dell'alfabeto, dalla lettera a alla z. 

2) La riforma sembra eliminare la competenza concorrente, dal momento che scompare l'attuale comma III dell'art.117, ma in realtà in ben 7 materie la competenza rimane intrecciata tra la legislazione statale, chiamata a definire "norme generali e comuni", e quella regionale. Si tratta delle materie di cui al nuovo art. 117, II comma, che sono: lett. "m) disposizioni generali e comuni per la tutela della salute, per la sicurezza alimentare e per la tutela e sicurezza del lavoro"; lett. "s) disposizioni generali e comuni sulle attività culturali e sul turismo", lett. "n) disposizioni generali e comuni sull'istruzione", u) "disposizioni generali e comuni sul governo del territorio".

3) Rimane la competenza residuale regionale nella materie innominate, oggi prevista dall'art. 117, IV comma, ma in base al nuovo art. 117, III comma, questa competenza è anche nominata, perché vengono specificate alcune di esse (ad esempio la "pianificazione territoriale").

4) Viene introdotta altresì una clausola di supremazia statale, prevista dal nuovo art. 117, IV comma, permettendo allo Stato di riaccentrare qualsiasi competenza statale se lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell'interesse nazionale. 

5) Viene, infine, ridisciplinato il procedimento e l'ambito del cd. regionalismo differenziato e il nuovo art 116, III comma, ne delimita le materie. 

6) Da ultimo l'art. 39, comma 13 della riforma costituzionale prevede che questa non si applichi alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome.

Valutazione del cambiamento che verrebbe introdotto — Da tempo si sostiene che fosse opportuno revisionare il Titolo V della Costituzione, a causa i) dell'eccessivo decentramento di competenze legislative attuato con la riforma del 2001 — che ad esempio ha riguardato anche la "distribuzione nazionale dell'energia" o le "gradi reti di trasporto e navigazione" — e a causa ii) dell'eccesso di contenzioso costituzionale scatenato da un federalismo senza Senato federale (e quindi privo di raccordi politici efficaci).

In realtà, grazie allo sviluppo della giurisprudenza della Corte costituzionale, i confini delle competenze regionali sono già stati ampiamente delimitati. 

Nessuna regione, nonostante si continui impropriamente ad affermarlo, dispone ormai di un veto assoluto rispetto alla legislazione statale, dal momento che attraverso l'istituto della chiamata in sussidiarietà introdotto dalla sentenza n. 303/2003, lo Stato può già assumere nella propria orbita legislativa una competenza regionale, purché abbia ragioni valide e addivenga a una intesa con le regioni interessate. Sono molto limitati i casi in cui è richiesta una cd. intesa forte, ovvero non superabile dallo Stato. 

Anche nella recente sentenza sulla cd. riforma Madia, è stato precisato con molta chiarezza (probabilmente chi ha detto il contrario non si è preso la briga di leggerla) dalla Corte costituzionale che "la reiterazione delle trattative … non comporta in alcun modo che lo Stato abdichi al suo ruolo di decisore, nell'ipotesi in cui le strategie concertative abbiano esito negativo e non conducano a un accordo". Lo Stato, quindi, quando vuole ha l'ultima parola e spesso l'ha fatta valere. 



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COMMENTI
01/12/2016 - Grazie (Franco Labella)

Desidero riconoscere il merito del prof. Antonini e del Sussidiario per aver consentito al lettore di chiarirsi decisamente le idee su un tema (la riforma del titolo V) sul quale la propaganda dello schieramento del SI' ha assunto toni vergognosi. Sentir parlare, con assoluto cinismo, del fatto che con la vittoria del SI' i pazienti oncologici o i diabetici potrebbero esser curati meglio dà la misura dello squallore del dibattito ideologizzato. D'accordo che fra i temi oggetto della revisione il Titolo V è senz'altro quello più complesso però se si fosse voluto favorire il famoso dibattito "sul merito" almeno gli argomenti propagandistici avrebbero dovuto essere non usati. Grazie quindi al prof. Antonini e al Sussidiario che ha svolto una funzione informativa completa e decisamente utile per far arrivare i cittadini ad un voto consapevole. Io mi auguro che vinca il NO e mi auguro anche che, indipendentemente dal risultato, ci si decida a reintrodurre nelle scuole superiori lo studio della Costituzione e del Diritto.