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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 - LA GUIDA/ Presidente della Repubblica, come si elegge?

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Sergio Mattarella (LaPresse)  Sergio Mattarella (LaPresse)

Tuttavia, elezione del Presidente della Repubblica e revisione costituzionale ci inducono a considerare che lo schema matematico è ampiamente insufficiente a comprendere il sistema politico-istituzionale. Questo, infatti, funziona con regole affatto diverse dalla matematica: non che questa sia inutile, ma non definisce di per sé rilevanti comportamenti politici. 

Qui occorre considerare che il leader politico che vince le elezioni — e che ottiene, matematicamente e grazie al premio, 340 seggi all'interno della Camera dei deputati — non è politicamente forte, perché avrebbe un margine di soli 24 voti e sarebbe, perciò, sempre in balia di qualche gruppetto interno al suo stesso partito.

Per via della maggioranza assoluta creata artificialmente, il sistema elettorale maggioritario con il premio dà vita a una forza politica di maggioranza che è naturalmente fragile, rispetto a partiti ideologici forti e compatti che, semmai, sono chiamati a coalizzarsi.

Di conseguenza, chiunque vinca le elezioni politiche, con il sistema previsto dall'attuale legge elettorale, avrà necessità — nonostante i 340 seggi — di convogliare nella maggioranza dei parlamentari appartenenti a partiti minori, scambiando con questi, com'è naturale che sia, prebende e posizioni. Quest'operazione, che coinvolgerà — secondo una stima credibile — all'incirca tra 50 e 65 deputati, sarà necessaria ed è stata ventilata nelle aule parlamentari già in questi giorni (dove i deputati in questa posizione sarebbero circa 90 e i senatori circa 65).

Il leader con i suoi "eletti" e i suoi "accoliti", procurati grazie a quello che può promettere e concretamente elargire, disporrà tranquillamente — tranne in caso di crisi di proporzioni ampie — di un supporto tale da consentirgli di eleggere in proprio il Presidente della Repubblica e di cambiare a piacere la Costituzione, senza la preoccupazione di eventuale gruppetti dissidenti, anche perché gli "accoliti" saranno sempre più fedeli degli "eletti".

3. Ora, proprio le due vicende indicate, considerate fuori dallo schema matematico e inserite nel contesto del sistema politico istituzionale concreto, ci dovrebbero indurre a proporre cambiamenti diversi da quelli previsti dalla riforma.

In primo luogo, sarebbe auspicabile una modifica dell'art. 138 della Costituzione, eliminando il procedimento di revisione costituzionale a maggioranza assoluta ed eventuale referendum; lasciando la previsione che la Costituzione può essere modificata solo a maggioranza dei due terzi in ciascuna Camera, come del resto è in Germania (art. 79 GG). Obbligando la maggioranza e l'opposizione a convergere sul medesimo testo costituzionale, si otterrebbe il vantaggio di mantenere il significato della Costituzione come patto condiviso di più parti tra loro diverse, come — in fondo — fu nel caso della Carta del 1947, cui contribuirono le tre diverse culture dell'Assemblea Costituente, la liberale, la cattolica e la socialcomunista. Per di più sarebbero escluse le esasperazioni divisive cui stiamo assistendo con il referendum in questi giorni. Nella peggiore delle ipotesi, di non raggiungimento dell'accordo dei due terzi, la Costituzione non sarebbe modificata, ma non sarebbe affatto un problema, perché dalla Costituzione dipende la "virtù" della Repubblica e non la bassa cucina governativa. 



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COMMENTI
02/12/2016 - Utilissime guide (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie Prof Mangiameli per la sua guida. In particolare per il punto n.2) che fa ben comprendere come "Renzianum" + "Italicum" consentano (al Renzi di turno) di "creare" qualche transumanza (pro domo propria) nel numerosissimo gregge dei Deputati. E di eleggere quindi in proprio il Capo dello Stato. Nonché di "cambiare a piacere la Costituzione". Si capisce concretamente come Renzi abbia voluto mantenere la schiera costosissima di 630 Deputati. Una mega massa di manovra nella quale meglio esercitare le proprie "mosse". Ma è poi importante la chiarezza da lei fatta con IL PUNTO N.3)... Leggerlo e rileggerlo...per comprendere tutto ciò che DANNATAMENTE NON FA la mala riforma del Giglio Magico. (Sotto la direzione della Grande Mela). Tutto ciò che proprio non fa. Anche se con un tocco di classe, Mangiameli aggiunge la frasetta finale: o non fa in modo convincente.