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REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016 - LA GUIDA/ Presidente della Repubblica, come si elegge?

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Sergio Mattarella (LaPresse)  Sergio Mattarella (LaPresse)

REFERENDUM COSTITUZIONE 2016. Non è facile ipotizzare come potranno funzionare le istituzioni se passa la riforma costituzionale Renzi-Boschi; certamente non funzionerà come uno schema matematico — come sembra ritenere, invece, D'Alimonte ("Scelta di garanzia che bilancia il maggioritario", Il Sole 24 Ore, 29 novembre 2016, pag. 14) e per questa ragione non appaiono rassicuranti le risposte date dai sostenitori della riforma alle preoccupazioni espresse sul versante dell'elezione del Presidente della Repubblica e delle future possibili revisioni costituzionali.

Ipotizziamo che vi sia una corrispondenza tra la maggioranza della Camera dei deputati, che consterebbe di ben 340 seggi, e quella del Senato, dove — proiettando l'attuale composizione dei Consigli regionali — vi sarebbero almeno 60 senatori del medesimo partito (al momento il Pd). Nell'ipotesi in cui dovesse esservi una totale dissonanza, che potremmo definire di "coabitazione", evidentemente decisioni di questa importanza dovrebbero essere sempre mediate e, se le parti non riescono a collaborare, il sistema, ancorché semplificato, potrebbe bloccarsi lo stesso, persino nelle procedure legislative monocamerali, in cui il Senato avrebbe solo un potere di richiamo.

Vediamo distintamente i due temi: elezione del Presidente della Repubblica e potere di revisione costituzionale

1. Quanto al primo, matematicamente non è sufficiente la maggioranza assoluta delle due Camere che insieme costituirebbero il collegio elettorale. Infatti, 340 deputati più 60 senatori formerebbero una base elettorale di 400 su 730, mentre per eleggere il Capo dello Stato sarebbero necessari, per i primi tre scrutini, la maggioranza di due terzi dell'assemblea, dal quarto scrutinio sarebbe sufficiente la maggioranza dei tre quinti dell'assemblea e, dal settimo scrutinio, è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

I sostenitori della riforma sostengono di avere modificato l'art. 83 della Costituzione, che prevedeva, dopo il terzo scrutinio, solo la maggioranza assoluta, proprio per evitare che fosse una sola parte a eleggere il Presidente della Repubblica. Infatti, la maggioranza dei due terzi sarebbe pari a 487 voti, quella dei tre quinti a 438, entrambe sopra i 400 voti posseduti dall'ipotetico partito più forte. Pur calcolando qualche assenza al momento del voto e facendo riferimento alla maggioranza dei tre quinti dei votanti, come sarebbe previsto dal settimo scrutinio in poi, ci troveremmo di fronte ad oscillazioni minime. Infatti, all'elezione del Presidente della Repubblica ha preso parte, in genere, una quota di grandi elettori tra il 99% e il 96% degli aventi diritto al voto, per cui l'oscillazione della prescritta maggioranza sarebbe tra 434 e 420 voti, comunque, anche se di poco, superiori agli ipotetici 400 voti del blocco di maggioranza.

2. All'opposto, sempre se nelle due Camere vi è assonanza, i 340 deputati e i 60 senatori sarebbero ampiamente sufficienti per l'approvazione di qualsivoglia modifica della Costituzione, anche se con la maggioranza assoluta sarebbe pur sempre possibile il referendum confermativo, il cui effetto lacerante stiamo provando proprio in questi giorni. Di conseguenza, la revisione costituzionale — salve serie opposizioni interne al partito di maggioranza — sarebbe alla mercé della maggioranza di turno, mentre il Capo dello Stato avrebbe bisogno di un minimo di supporto da parte di una opposizione.



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COMMENTI
02/12/2016 - Utilissime guide (ALBERTO DELLISANTI)

Grazie Prof Mangiameli per la sua guida. In particolare per il punto n.2) che fa ben comprendere come "Renzianum" + "Italicum" consentano (al Renzi di turno) di "creare" qualche transumanza (pro domo propria) nel numerosissimo gregge dei Deputati. E di eleggere quindi in proprio il Capo dello Stato. Nonché di "cambiare a piacere la Costituzione". Si capisce concretamente come Renzi abbia voluto mantenere la schiera costosissima di 630 Deputati. Una mega massa di manovra nella quale meglio esercitare le proprie "mosse". Ma è poi importante la chiarezza da lei fatta con IL PUNTO N.3)... Leggerlo e rileggerlo...per comprendere tutto ciò che DANNATAMENTE NON FA la mala riforma del Giglio Magico. (Sotto la direzione della Grande Mela). Tutto ciò che proprio non fa. Anche se con un tocco di classe, Mangiameli aggiunge la frasetta finale: o non fa in modo convincente.