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REFERENDUM/ Sapelli: una farsa mentre l'Europa crolla

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Quale che sia il giudizio che si voglia esprimere in base alle proprie preferenze politiche, il panorama europeo è preciso e drammatico assieme: le destre, estreme o moderate che siano, sono in grande spolvero; i socialisti arrancano, ma, anche senza candidati di spicco, combattono; il centro cattolico tedesco, che dai tempi di Weimar è stato l'architrave della democrazia moderata europea, certo non si rinnova, gioca la vecchia carta di una politicienne d'abord come la avrebbe definita Pietro Nenni, ma che in ogni caso, povera Cancelliera, mette in gioco se stessa e tutta la sua vita politica per affermare le sue idee, anche se sono terribilmente nefaste. 

In Italia nulla di tutto questo. L'incredibile imperizia parlamentare dei cosiddetti renziani che non sono stati in grado di raccogliere i voti parlamentari sulla riforma costituzionale tali da impedire il referendum ha sprofondato il Paese nella disgregazione politica. Essa si affianca a quella economica che è in corso da anni e che erode tutte le nostre capacità produttive in un costante calo demografico, in un costante calo degli investimenti, in una costante incapacità di organizzare i migranti imponendo loro regole di vita e di lavoro obbligatorie, così da insegnar loro la lingua, una professione e di formare un carattere che non si costruisce ciondolando per le strade. 

Solo gli eserciti del lavoro possono fondare la sicurezza. Invece in Italia siamo in una situazione di caos: tutti contro tutti. Si nasconde eufemisticamente questo problema dicendo che le opinioni del Si e del No hanno provocato atteggiamenti trasversali, ma in verità ciò che hanno provocato è un'ulteriore divisione di ceti politici, di sistemi di capi e di cacicchi che governano l'offerta elettorale e insieme il potere situazionale di fatto, abbarbicato ai poteri degli imprenditori assistiti, e dei grandi banchieri stockoptionisti. 

I Cavalieri dell'Apocalisse avanzano e noi balliamo non la tarantella ma una spettrale edizione della tarantolata ben descritta da Ernesto De Martino.



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