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DIETRO LE QUINTE/ I tre fantasmi che inseguono Renzi in Africa

Si troverà in Africa, Renzi, quando martedì il ddl Cirinnà affronterà i primi voti dell'aula del Senato. Ma i veri problemi sono altri. E stanno a Bruxelles e in Usa. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Si troverà nel cuore dell'Africa Matteo Renzi quando martedì il disegno di legge sulle unioni civili affronterà i primi voti dell'aula del Senato. Prima di partire la sua consegna ai fedelissimi è stata di tener duro, ma nel contempo praticare una flessibilità estrema. 

Dal suo punto di vista il successo indubbio del Family day non cambia più di tanto la prospettiva. La pressione per cambiare sostanzialmente la legge è fortissima, ma l'importante è il risultato finale, cioè arrivare in tempi ragionevoli ad approvare una legge che regoli le unioni civili. Una conquista da poter definire storica, al di là dei contenuti. I dettagli, per quanto riguarda il premier, sono assolutamente secondari. L'ordine di battaglia è tener duro sul testo Cirinnà per quanto possibile, ma assecondare qualunque decisione scaturisca dall'aula, in particolare dal voto segreto. Il Pd, insomma, non s'impiccherà alla stepchild adoption

Imperativo, quindi, disinnescare la mina in cui il testo Cirinnà si è trasformato: per gli articoli 2 e 3, che riguardano la definizione delle unioni civili, è pronto un pacchetto di emendamenti "chirurgici" per diversificare maggiormente questo istituto dal matrimonio, così da venire incontro anche ai rilievi di costituzionalità che con discrezione unita a fermezza sono arrivati dal Quirinale. E questi potrebbero essere anche digeriti dai centristi e dai senatori 5 Stelle.

Per i primi Renzi conta sull'effetto di ammorbidimento indotto dal rimpastino di governo che ha beneficato generosamente gli uomini di Alfano e Cesa, nonché la pattuglia di Scelta civica, guidata da Zanetti. Per i grillini lecito nutrire qualche dubbio in più: non hanno presentato alcun emendamento e hanno minacciato di non votare il testo se subirà modificazioni. Ma se si si trattasse più di forma che di sostanza, potrebbero anche transigere.

La madre di tutte le battaglie sarà sulle adozioni del figlio del partner, prevista dall'articolo 5. Se dovesse essere cancellata, anche con l'aiuto del voto segreto, Renzi non si straccerebbe le vesti. Ai pasdaran della Cirinnà direbbe di averci provato con tutte le sue forze, ma in realtà accetterebbe di buon grado la decisione del Parlamento, contando che — a quel punto — l'intero gruppo Pd sarebbe vincolato alla disciplina di partito sul voto finale. Anche i centristi non avrebbero più ragioni per opporsi al testo, anzi potrebbero proclamarsi vincitori di fronte al popolo del Family day. E i 5 Stelle potrebbero persino sfilarsi senza causare problemi, anche per il soccorso degli ormai onnipresenti ascari di Verdini.

Ben maggiori preoccupazioni Renzi si lascia alle spalle sul versante europeo. Al di là dei sorrisi di facciata, assai tirati invero, il colloquio con la Merkel a Berlino è andato male, e l'isolamento del nostro paese a Bruxelles cresce, provocando preoccupazioni non solo a Palazzo Chigi, ma anche dalle parti del Quirinale.