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Politica

SCENARIO/ Sala e la rivoluzione fallita di Renzi

Giuseppe Sala (Infophoto)Giuseppe Sala (Infophoto)

La metamorfosi è già in atto da tempo. Da un lato il Pd è costretto ad accettare candidati che nascono dentro ai partiti personali locali, come Michele Emiliano, Vincenzo De Luca e in prospettiva Antonio Bassolino. Dall’altra pensa di uscire da questa logica proponendo personalità che sono fuori dalla politica. Il rifiuto della logica della politica è in controtendenza rispetto a quanto sta avvenendo in altri Paesi occidentali quali Usa, Regno Unito, Francia, che ci dicono che lo scontro avviene prevalentemente su grandi alternative politiche.

 

Perché il Pd in Italia va in controtendenza?

Perché solo in Italia la sinistra pensa che per governare o debba essere subalterna all’establishment preesistente, oppure debba andare alla ricerca di tecnocrati. E’ una logica che vale poco. Se per uscire dall’angolo Berlusconi deve cercare un personaggio alla Parisi, allora la somiglianza tra i candidati toglie il di più di Sala.

 

Sala rappresenta il nuovo destino del Pd?

Sala non rappresenta il futuro del Pd, bensì la sua fine. Un partito che rinuncia a esprimere candidati caratterizzati politicamente di fatto si sta suicidando. Solo Renzi pensa che per prendere voti non si debba essere né di destra né di sinistra: questo è un vecchio mantra che non funziona più. Certo non funziona neppure l’idea della sinistra-sinistra, perché è molto minoritaria, ma in mezzo c’è il grande fiume di una sinistra riformista che sia distinta programmaticamente e idealmente dal centrodestra, e Sala non rappresenta certo questa corrente.

 

Renzi rischia di uscirne male?

Finché le alternative sono Salvini e la Meloni Renzi è tranquillo. Ma se incominciano a essere più sostanziose e centriste, con un profilo che piace di più alla parte moderata del Paese, per Renzi possono essere problemi seri.

 

In che senso diceva che con Renzi il Pd è al capolinea?

Il Pd di Renzi non è né carne né pesce. Dire che il suo sia un partito di destra è una stupidaggine, ma dire che il partito che vuole Renzi appartenga alla storia della sinistra, anche la più occidentale possibile, è a sua volta una forzatura. Il dramma di Renzi è che ha fallito su due punti fondamentali. In primo luogo sulla rottamazione, perché se si eccettuano un paio di dirigenti tutto è rimasto esattamente come prima. Ma soprattutto ha fallito la rivoluzione generazionale, perché non vedo tutti questi trentenni nei punti chiave del Paese.

 

(Pietro Vernizzi)

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