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DDL CIRINNA'/ Renzi vuole asfaltare i cattodem ma cade nella trappola di M5s

E’ corsa contro il tempo nel Pd per salvare il canguro, che permetterebbe di approvare il ddl Cirinnà molto più rapidamente, evitando un Vietnam parlamentare. LUCIANO GHELFI (Tg2)

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

E’ corsa contro il tempo nel Pd per salvare l’accorpamento degli emendamenti che permetterebbe di approvare il ddl Cirinnà molto più rapidamente, evitando un Vietnam parlamentare. La scelta dei Cinque Stelle di dire no al canguro ha però riaperto i giochi rendendo la partita politica quanto mai incerta. La seduta riprenderà stamattina alle 9,30. Intanto il capogruppo del Pd, Luigi Zanda, annuncia di non volere ritirare l’emendamento canguro: “C’è la vulgata che con l’emendamento Marcucci si elimina la discussione. Ne eliminerà la metà. Voteremo tutti gli articoli, compreso l’articolo 5 a voto segreto. Il provvedimento può essere discusso in tutte le parti”. Abbiamo chiesto un commento a Luciano Ghelfi, giornalista politico del Tg2.

Come si spiega lo scontro inaspettato tra Pd e M5s sul ddl Cirinnà?

Il Movimento 5 Stelle è il vero protagonista della giornata, perché è stato determinante il suo no al canguro. La mia lettura è che è nato un problema di coscienza sull’“uccisione” del dibattito. A un certo punto i 5 Stelle si sono resi conto che appoggiare il canguro avrebbe voluto dire azzerare la discussione in aula. Ciò costituirebbe un precedente gravissimo per il futuro, perché uno strumento del genere non è mai stato utilizzato in modo così complessivo per fare passare una legge intera. Consentirlo oggi vuol dire che potrà essere utilizzato anche un domani in una situazione sfavorevole. L’M5s non ha quindi voluto creare il precedente.

Che cosa cambierebbe invece con lo spacchettamento del canguro?

Con lo spacchettamento si discuterebbe articolo per articolo, e quindi ci sarebbe almeno una possibilità di voti separati sulle varie parti. Il canguro nella sua formulazione integrale assorbe invece l’intero spirito della legge con un “prendere o lasciare” che comprende anche la stepchild adoption. Lo spacchettamento del canguro avrebbe l’effetto di consentire ai cattodem di votare tutto tranne la stepchild adoption, che sarebbe la probabile vittima di questa operazione. Quest’ultima però sbloccherebbe la situazione.

Lei come legge le lacerazioni in seno al Pd?

Nel Pd in questo momento si contrappongono due minoranze: i cattodem e gli ultrà del ddl Cirinnà compresa la stepchild adoption. In mezzo c’è la maggioranza del partito e lo stesso Renzi, che quindi si trova abbastanza in difficoltà. Ora però si va a traino del gruppo che vuole la Cirinnà tutta intera. Soltanto all’ultimo momento si potrà ammainare la bandiera della stepchild adoption, perché poi alla fine lo scontro si concentra essenzialmente su quel passaggio.

Perché invece la Lega alla fine ha rinunciato alla linea dura?

Con grande furbizia, la Lega ha ritirato all’ultimo minuto utile gran parte degli emendamenti per fare ricadere sul Pd la colpa della forzatura. Da settimane si contrappongono Lega e Pd, con la proposta di togliere contemporaneamente il canguro e 4.500 dei 5mila emendamenti. L’uno però non si fidava dell’altro, finché all’ultimo la Lega ha tolto i 4.500 emendamenti. In questo modo ha costretto il Pd ad arroccarsi sul canguro e a passare per il partito anti-democratico. Mai come in questi casi la forma è la sostanza.

In che senso?