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Politica

EUROPA ALL'ATTACCO/ Renzi rischia la fine di Berlusconi

Mentre la politica italiana sembra appiattita su un dibattito parlamentare scontato (ddl Cirinnà), altrove si decidono le nostre sorti. Renzi ha letto il FT? GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Il nostro primo ministro è in visita in alcuni paesi africani. Viaggio probabilmente importante, in una situazione internazionale così complessa e poco stabilizzata, per non dire per nulla stabilizzata. Il quadro internazionale è da tenere presente, anche se ci sono molti spunti da prendere in considerazione dopo i due anni di governo di Matteo Renzi. Questo è un momento in cui è giusto guardare complessivamente la politica dell'Italia e l'incertezza politica di questo 2016 a livello internazionale.

Il nostro premier sembra aver superato un contenzioso che si è tenuto irritualmente a "voce alta" con l'Unione europea. Prima con Jean-Claude Juncker, poi con la stessa cancelliera tedesca, Angela Merkel. In questo atteggiamento di Renzi possono coesistere diversi aspetti, ma non si può affermare che il prevalente sia quello di guadagnare consensi interni per l'euroscetticismo che sta dilagando anche in Italia. C'è delle sostanza nella "lite", se così la vogliamo definire, tra Italia e Ue.

Guardando all'incontro e alla conferenza stampa, successivi alle "urla", alle battute e alle polemiche, tra Matteo Renzi e Angela Merkel, sembra che la volontà congiunta di una risoluzione comune dei problemi sia salvaguardata. Ma questa è una prassi quasi liturgica che accompagna gli incontri internazionali. In realtà, c'è la sensazione diffusa (e forse qualche cosa più di una sensazione anche all'ombra della liturgia) che tra il nostro presidente del Consiglio, l'Italia e l'Europa ci siano molti problemi sul tappeto non semplici da risolvere.

Ieri, ad esempio, è arrivata una spiegazione. Non proprio all'improvviso, ma con una perentorietà preoccupante. Si tratta di un editoriale del Financial Times, giornale snob, ma indubbiamente influente. Basta ricordare i tempi in cui veniva quasi sbandierato, quando attaccava Silvio Berlusconi, per misurare il peso che avevano i suoi giudizi.

La firma dell'editoriale del Financial Times di ieri è tedesca. E' quella di un economista, dell'analista Wolfgang Munchau. Firma interessata? Non si direbbe, perché gli editoriali di Munchau non sono in genere filo Merkel e filo politica dell'austerity. Quindi occorre vederli bene e magari cercare di comprendere le spiegazioni che forniscono.

Questa volta, secondo Munchau: "Mentre i problemi di Roma sono diversi da quelli della Grecia la sostenibilità a lungo termine del Paese (cioè dell'Italia) nella zona euro è allo stesso modo incerta, a meno che non si creda che la sua performance economica possa miracolosamente migliorare quando non c'è nessun motivo per farlo".

Per quale ragione il quotidiano britannico è così secco e perentorio? Spiega l'editorialista: "L'Italia è stata sopraffatta dalla crescita di profughi provenienti dal Nord Africa lo scorso anno. Oltre a questo, l'Italia si trova ad affrontare problemi economici irrisolti: la crescita della produttività ferma per 15 anni, un grande debito pubblico che lascia praticamente il governo senza margini di manovra, un sistema bancario con 200 miliardi di debiti deteriorati, più altri 150 miliardi di debito classificato come problematico".