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SCENARIO/ Renzi commissariato e Draghi premier

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

E' insomma un corridoio strettissimo quello che ci viene riservato. Ma la mancanza di alternative politiche reali e realizzabili, la mancanza di scelte politiche fatte in passato ci costringe alla realtà di un'Unione europea, incompiuta e spesso incomprensibile, che resta al momento ancorata alla leadership tedesca.

E' una "medicina amara", ma che va addebitata a chi ha pensato di liquidare, con tanta faciloneria, il ruolo che l'Italia ha avuto per cinquant'anni nel dopoguerra. Era un'anomalia quell'Italia? Può darsi, ma funzionava e con alcuni ritocchi poteva essere difesa. Al contrario è stata svenduta e destabilizzata.

Allora, ecco la scelta che si profila per un cambio della guardia a Palazzo Chigi di un "rottamatore" da strapaese. Qualcuno penserà a rimettere in pista, magari, anche Giuliano Amato, ma si potrebbe presentare a quel punto anche il problema di camminare tranquilli per la strada, guardandosi le tasche. Più facilmente, si può risolvere il ricambio che in molti vogliono promuovendo il fido Pier Carlo Padoan, l'attuale ministro per l'Economia, magari con un rimpasto che può prevedere anche il ritorno di Monti al governo come ministro degli Esteri. E' un periodo che ricompare spesso in televisione, come se qualcuno volesse ricreargli una pubblicità. Anche la signora Elsa Fornero riappare spesso sul video. E senza lacrime.

Non è uno spettacolo edificante. Ma questo è il risultato della cosiddetta grande svolta "etica" cominciata nel 1992 e arrivata fino a Renzi, della cosiddetta "seconda repubblica", del liberismo finanziario sponsorizzato con entusiasmo anche dalla sinistra, che un tempo faceva il tifo per il "democratico" Breznev. Adesso c'è solo da ballare. Speriamo che non sia come sul Titanic.



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COMMENTI
20/02/2016 - E' stringato il titolo, non l'articolo di Da Rold (ALBERTO DELLISANTI)

Il titolo non lo fa il giornalista, ma la Redazione. Al commentatore che se l'è presa con "la vecchia D.C.", concedo che il titolo farebbe pensare che Da Rold stia divinando e rivelandoci che Draghi sostituirà Renzi. Ma con un po' più di elasticità, il commentatore poteva essere clemente sia con la titolazione (succede che sia troppo succinta...e comunque ha anche un po'la funzione di provocare...), sia con lo scritto del giornalista, che non fu democristiano, e che non è da denigrare come il divinatore di un premier italiano che un giorno seguirà a Renzi. Ma nemmeno per il fatto di avere scritto che il primo cinquantennio della Repubblica Italiana non fu un secchio di acqua sporca da buttare.... Laicamente leggo l'articolo, che raccoglie considerazioni su Renzi, e su un certo suo opportunismo e spavalderia, che circolano in Europa ma anche presso una quota di italiani. L'energia che sprigiona Renzi è constatabile da tutti, ed è un vero peccato che lui non la metta al servizio di un team di cervelli italiani, che fossero da lui chiamati nell'Orchestra di cui è il Direttore. Purtroppo pensa di essere Direttore e insieme orchestrale, orchestrale di tutti i tipi. Si è solo circondato di orchestrali di serie B e C (l'eccezione è Padoan) purchè fossero membri della sua cerchia personale. I risultati sono la qualità scadente di pur necessarie riforme, delle estemporanee distribuzioni di soldi, e omessi interventi per l'ossessione del consenso.

 
20/02/2016 - vecchia D.C. (paolo recla)

Ci risiamo; l'occupazione prevalente di certa parte del giornalismo italiano è di immaginare futuri fantastici scenari politici - per fortuna mai realizzatisi - invece di lavorare sodo sull'esistente e ascoltare quello che sale dal basso (come se loro si situassero nell'alto). Pensavo che la vecchia D.C., fosse morta e sepolta ma vedo che la liturgia della chiacchera inconcludente ( vedi esercizi spirituali così richiesti) che piace a molti vecchi cattolici colpisce ancora sollecitandoli a quaraqquare suipotetici nuovi sconvolgenti scenari politici che fortunatamente non si avvereranno mai. Detto in soldoni: non è che Renzi al giornalista non vada bene; non va bene che nessuno si accorga delle sue (del giornalista) profonde acute e originali analisi politiche.