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Politica

SCENARIO/ Renzi commissariato e Draghi premier

L'ennesimo rito di ieri a Bruxelles sulla Brexit non deve far dimenticare il dato che ci riguarda più da vicino, ossia che l'Italia sarà presto (di nuovo) sotto tutela. GIANLUIGI DA ROLD

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Più che un Consiglio europeo, dalle notizie che arrivano da Bruxelles sembra di assistere a una riunione arruffata con "spezzoni" di risse e contese, dove si regolano interessi e vecchi conti. E dove ognuno alla fine va per conto proprio. Un tempo, due grandi comici, Vianello e Tognazzi, ironizzavano sul ruolo dell'Onu chiudendo le loro gag con una frase che diventava surreale, anche se la ripetevano tutti i "tromboni" dell'epoca: "Sempre nell'ambito delle Nazioni Unite". Si potrebbe ripetere questo refrain con un "nell'ambito dell'Unione europea". E' un peccato che non manchino solo i politici di razza, ma anche i bravi comici. E il tutto non ha l'aria della farsa, ma del dramma del destino europeo.

Tuttavia per noi italiani il problema non si ferma solo a questa constatazione. Tra trattative sulla Brexit, la questione immigrazione, i muri e i fili spinati, il ricordo, quasi, del Trattato di Schengen e la perenne questione bancaria, nel bel mezzo di un'altra frenata economica, c'è pure il nostro premier, il noto "rottamatore" Matteo Renzi, che con la sua spavalda incompetenza e superficialità sta accumulando problemi a problemi.

Il tono snob del Financial Times "la fortuna di Renzi si sta esaurendo" non è solo una battuta su un leader isolato, ma una condanna di tutte le cancellerie europee. In sintesi, di Renzi in Europa non si fidano più. Può anche immaginarsi complotti e congiure, il nostro premier, ma forse non ha capito bene quello che è accaduto nel momento in cui ha alzato i toni con l'Europa in modo piuttosto sgangherato.

Aveva già perso tempo, che è sempre decisivo in politica, durante il semestre di presidenza italiana. Ma poi ha disatteso troppi appuntamenti importanti con altri leader europei, con l'inglese David Cameron (che aveva messo il veto su Juncker), come con i greci, ormai completamente dimenticati, come con gli stessi francesi, che qualche segnale lo avevano lanciato. Né si è preoccupato di stabilire contatti costruttivi con altri leader.

Con una prosopopea da "strapaese", prima Renzi si è appiattito sulla Merkel, poi, quando i conti non gli tornavano più anche in Italia, ha rovesciato il tavolo come si fa in un bar di periferia.

E' probabile che Renzi abbia compreso finalmente (qualcuno deve averglielo spiegato) che adesso il suo mandato vacilla, che qualcuno in Europa ha sibilato che "L'Italia non è un rischio per l'Europa, ma Renzi è un rischio per l'Italia".

Solo un mese fa il senatore Mario Mauro, in un intervento al Senato, aveva detto rivolgendosi direttamente al premier: "Inutile polemizzare e discutere. Prima di ottobre del 2016 ci sarà un governo tecnico. Arrivederci presidente". E Mauro è un esperto di vicende europee. Giulio Tremonti è talmente impietoso da sostenere: "Chiunque può sostituire Renzi".


COMMENTI
20/02/2016 - E' stringato il titolo, non l'articolo di Da Rold (ALBERTO DELLISANTI)

Il titolo non lo fa il giornalista, ma la Redazione. Al commentatore che se l'è presa con "la vecchia D.C.", concedo che il titolo farebbe pensare che Da Rold stia divinando e rivelandoci che Draghi sostituirà Renzi. Ma con un po' più di elasticità, il commentatore poteva essere clemente sia con la titolazione (succede che sia troppo succinta...e comunque ha anche un po'la funzione di provocare...), sia con lo scritto del giornalista, che non fu democristiano, e che non è da denigrare come il divinatore di un premier italiano che un giorno seguirà a Renzi. Ma nemmeno per il fatto di avere scritto che il primo cinquantennio della Repubblica Italiana non fu un secchio di acqua sporca da buttare.... Laicamente leggo l'articolo, che raccoglie considerazioni su Renzi, e su un certo suo opportunismo e spavalderia, che circolano in Europa ma anche presso una quota di italiani. L'energia che sprigiona Renzi è constatabile da tutti, ed è un vero peccato che lui non la metta al servizio di un team di cervelli italiani, che fossero da lui chiamati nell'Orchestra di cui è il Direttore. Purtroppo pensa di essere Direttore e insieme orchestrale, orchestrale di tutti i tipi. Si è solo circondato di orchestrali di serie B e C (l'eccezione è Padoan) purchè fossero membri della sua cerchia personale. I risultati sono la qualità scadente di pur necessarie riforme, delle estemporanee distribuzioni di soldi, e omessi interventi per l'ossessione del consenso.

 
20/02/2016 - vecchia D.C. (paolo recla)

Ci risiamo; l'occupazione prevalente di certa parte del giornalismo italiano è di immaginare futuri fantastici scenari politici - per fortuna mai realizzatisi - invece di lavorare sodo sull'esistente e ascoltare quello che sale dal basso (come se loro si situassero nell'alto). Pensavo che la vecchia D.C., fosse morta e sepolta ma vedo che la liturgia della chiacchera inconcludente ( vedi esercizi spirituali così richiesti) che piace a molti vecchi cattolici colpisce ancora sollecitandoli a quaraqquare suipotetici nuovi sconvolgenti scenari politici che fortunatamente non si avvereranno mai. Detto in soldoni: non è che Renzi al giornalista non vada bene; non va bene che nessuno si accorga delle sue (del giornalista) profonde acute e originali analisi politiche.