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CAOS LEGA/ Da Bertolaso a Parisi (e alla sanità), Salvini è solo una sottomarca di FI

Roberto Maroni e Silvio Berlusconi Roberto Maroni e Silvio Berlusconi

A Salvini converrebbe chiedere scusa e smetterla di fare lo spiritoso. Già Berlusconi e Renzi non gli stanno più consentendo di andare in televisione con la stessa frequenza di un tempo. La Lega inoltre ha già mandato giù il boccone amaro di accettare Parisi come candidato a Milano, ora a Salvini conviene tacere e capire che le cose per lui si mettono in salita.

 

Qual è stato il principale errore di Salvini?

Quello di stare ad aspettare Berlusconi. Io pensavo che al momento di trovare un accordo sulle comunali, in cambio di concessioni Salvini gli chiedesse di sciogliere il problema su chi è il vero leader del centrodestra entro una scadenza precisa. Il limite di Salvini è che sta facendo la figura della sottomarca di Forza Italia, cioè di un partito che non esiste più perché i voti li ha il segretario della Lega.

 

A proposito di comunali, perché Salvini ha fatto retromarcia su Bertolaso?

Tanto Bertolaso, quanto Berlusconi e la Meloni hanno detto che Salvini sapeva del patto. Nessuno può dire che il candidato di Roma sia stato scelto senza discuterne con il leader della Lega. Salvini non può venirci a raccontare che non sapeva. Se ha cambiato idea, significa che ha capito un po’ troppo tardi che le comunali a Roma non sono una cosa secondaria. Se hanno fatto il nome di Bertolaso e lui non era d’accordo doveva dirlo subito. Non so poi a che cosa miri Salvini, se vuole un candidato sindaco in un’altra città come Bologna, ma in questo modo non porta a casa nulla.

 

E se Salvini fosse stato messo di fronte al fatto compiuto?

In un certo senso è così. Le candidature di Bertolaso e Parisi infatti sono il classico risultato di un accordo tra Berlusconi e Maroni. Sono cioè le tipiche candidature democristiane per spartirsi il potere. Sì manda avanti Salvini con la felpa ad agitare un po’ le acque, ma poi alla politica vera ci pensa Maroni. Mentre Salvini gioca al “piccolo politico”, le decisioni nella Lega sono prese dall’alto del Pirellone.

 

(Pietro Vernizzi)

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