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BERLUSCONI SPIATO DAGLI USA/ Ecco dove si rompe il giochetto di Repubblica

Pubblicazione:giovedì 25 febbraio 2016

Hillary Clinton con Barack Obama (Infophoto) Hillary Clinton con Barack Obama (Infophoto)

Il commento non è del tutto convincente: fu Standard & Poor's ad avviare la destabilizzazione dell'Italia via spread, molto prima dei sorrisetti dei leader di Francia e Germania (e il segretario al Tesoro Tim Geithner emerge come "falco" verso l'Italia del Cavaliere). E poi a esprimere un parere pro-veritate sulla necessità di un'austerity durissima in Italia fu l'italiano Mario Draghi: non solo pre-designato alla Bce, ma anche banchiere solidamente legato al Fondo monetario internazionale e alla comunità finanziaria della City e di Wall Street.

Ma tutto o quasi - in questa vicenda - è opaco, sfuggente, non univoco. Con qualche aspetto umoristico: primo fra tutti che la Repubblica di Mario Calabresi si ritrova - nel 2016 - a "intercettare" nuovamente Berlusconi, ma non più sulla base di brogliacci usciti da qualche Procura per inchiodare l'ex Cav con dieci-cento-mille-domande. Stavolta, invece, a carpirne le telefonate diplomatiche (oltre naturalmente a quelle private...) è stato il Dipartimento di Stato: retto allora dall'attuale candidato democratico alla Casa Bianca Hillary Clinton. A proposito: in quella fatale estate del 2011 - in cui la nuova narrazione di Repubblica dipinge Berlusconi come vittima di interferenze Usa - fu combattuta la prima guerra di Libia. Giusto oggi gli Usa hanno fretta di combatterne un'altra: non più contro il colonnello Gheddafi, ma contro il caos-Isis che ne ha preso il posto.

Già, il calderone libico: quello dell'"incidente di Bengasi", sul quale appena lo scorso ottobre la candidata Clinton è stata grigliata per 11 ore dal Congresso. L'ambasciatore Usa Christopher Stevens - "alto funzionario di professione" - ucciso: si continua a dire per un errore dell'allora capo della diplomazia Usa. E dell'attuale "candidata inevitabile" alla Casa Bianca si continua a lamentare la leggerezza nell'aver pasticciato con la mail, fra leaks dati e subiti (la cosa è stata citata proprio da Luttwak, intervistato dal Giornale su Silvio-leaks).

Che nell'estate 2011 le cose non siano andate come allora furono "narrate" è ormai quasi assodato nel dibattito pubblico. Chissà se ci vorranno cinque anni per ricostruire cosa sta accadendo in questi giorni. Sempre con l'Italia molto più tavolo di gioco che giocatore.



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