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BERLUSCONI SPIATO DAGLI USA/ Ecco dove si rompe il giochetto di Repubblica

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Hillary Clinton con Barack Obama (Infophoto)  Hillary Clinton con Barack Obama (Infophoto)

Tutti spiano tutto e tutti, da sempre: d'accordo. Gli Usa spiano più di tutti e - si suppone - meglio, con la tecnologia più avanzata e il budget più largo: d'accordo (anche se forse non è sempre così). L'Italia - paese vinto nel 1945, a lungo avamposto di Guerra Fredda e di trame mediorientali - è terreno di intelligence per eccellenza: d'accordo. Le vere domande attorno ai nuovi Berlusconi-leaks, sono altre.

Perché ora? Perché "rinarrare" in questi giorni l'estate del 2011, la defenestrazione del premier italiano in carica attraverso un gioco di pressioni di mercato e di diplomazia? Perché l'onnipresente "narratore" americano Edward Luttwak ricompare a confermare "una congiura benevola"? Perché coinvolge apertamente l'ex due-volte presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano? Non da ultimo: perché l'operazione avviene su Repubblica via cablo made in Assange, provoca una mini-crisi diplomatica fra Italia e Usa - e il Corriere della Sera ignora sia i leaks sia la convocazione dell'ambasciatore?

Azzardare risposte - o anche solo stabilire una gerarchia significativa fra i diversi fatti - è al di là dell'arduo. Una dietrologia elementare può ad esempio suggerire: a) Repubblica è il giornale più vicino al premier Matteo Renzi e per i suoi lettori Assange, gran trafugatore di segreti dell'"imperialismo" Usa, è fonte credibile, "gradita";  b) Renzi è oggi sotto pressione "dall'Europa e dai mercati" come lo era Berlusconi cinque anni fa ed è stato giusto in questi giorni attaccato al Senato da Mario Monti, il premier tecnico fatto subentrare da Napolitano a Berlusconi; c) il Corriere - dove giusto in questi giorni Monti ha ripreso a scrivere, assieme all'ex direttore Ferruccio de Bortoli, critico di Renzi dalla prima ora - ignora intenzionalmente la "denuncia" di Repubblica e - forse non casualmente - insiste su altra attualità: le degenerazioni populiste del mantra rottamatorio del premier (caso Panebianco): oppure l'avvio della "giusta guerra" contro l'Isis in Libia, giusta anzitutto perché l'Italia è schierata a fianco degli Usa (solidi alleati, non pericolose spie).

Questa schematica rappresentazione mediatica condurrebbe dunque a questa ipotesi interpretativa: Renzi si sente veramente sotto scacco, per di più alla vigilia della visita a Roma del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker. Una visita che - negli intenti - avrebbe dovuto chiudere una lunga fase di tensioni fra Roma e Bruxelles e invece potrebbe perfino prolungarla o aggravarla (perché Juncker ha in agenda anche un incontro con Napolitano?). Quindi: l'operazione Silvio-leaks - facilitata da un giornale vicino al premier  - avrebbe la finalità di smascherare né più né meno che il tentativo di replica del "complotto benevolo" del 2011 ai danni di Renzi. E non a caso Luttwak sarebbe subito corso a puntualizzare che se congiura fu, essa fu quasi esclusivamente europea, effetto "Sarkozy+Merkel". Per il presidente Obama e l'amministrazione americana Berlusconi era "right".


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