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UNIONI CIVILI/ Il giurista: il contratto di convivenza va contro la Costituzione

Pubblicazione:domenica 28 febbraio 2016

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Quanto alla stepchild adoption i giudici che hanno già pronunciato in tal senso non hanno tutti i torti, quando il riconoscimento dell'adozione affine diventa un modo per evitare un maggiore nocumento al minore. E, in effetti, il problema reale non è l'adozione in sé, quanto il modo in cui, in un'unione omossessuale e, in condizioni consimili, anche eterosessuale, il figlio è "prodotto". Certamente, rispetto al nascituro, dobbiamo parlare di procreazione e di trasmissione della vita. Tuttavia, rispetto agli adulti che si prodigano per avere un figlio con pratiche che coinvolgono terze persone oltre i coniugi — e questo accade sempre nelle unioni gay — è difficile che sia un vero atto di amore. Il figlio diventa un "bene" desiderato per essere posseduto, non una persona cui donarsi, e, per il proprio egoismo, si giunge alla reificazione del terzo donatore, soprattutto se a pagamento. 

Questo nodo avrebbe richiesto un diverso dibattito pubblico e una consapevolezza sociale diversa da quella che — per richiamare categorie ampiamente criticate da Pier Paolo Pasolini — la società dei consumi e l'edonismo, su cui si fonda, ci impongono.

Alla fine, però, perché il legislatore non si è fermato lì? Perché ha voluto creare, accanto alle unioni civili, un matrimonio di serie B, con il "contratto di convivenza", che può riguardare tutti, omo ed eterosessuali?

In fondo, potrebbe pensarsi che le unioni civili sarebbero state sufficienti a risolvere ogni problema: alle coppie etero si dava il matrimonio; per le coppie gay si istituiva l'unione civile. Tanto più che i vincoli di entrambi gli istituti possono essere consensualmente o unilateralmente sciolti.

La risposta più ovvia sembra essere che in una società che si va decomponendo rispetto ai valori tradizionali, cui la famiglia appartiene di certo, e si sta ricomponendo su situazioni di fatto, non valutabili e assiologicamente tendenzialmente indifferenti, la sfera della regolamentazione giuridica e soprattutto quella dei valori costituzionali, con il loro carico di doverosità, solidarietà e responsabilità, è diventata un peso insopportabile. L'idea che domina non è la libertà, che presuppone le regole; ma la liberazione da ogni vincolo, che sottopone le relazioni umane alla violenza e alla posizione di forza.

A questa logica risponde la "convivenza di fatto" cui si può porre fine uscendo, un mattino, di casa, o dando un preavviso di sfratto di novanta giorni al convivente.

Quando la legge sarà in vigore, questa sarà la parte più infelice e pericolosa; e tutti avranno perso, in nome del puro egoismo. 



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