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UNIONI CIVILI/ Il giurista: il contratto di convivenza va contro la Costituzione

Nel ddl Renzi-Alfano l'unione civile non è altro che un matrimonio tra persone dello stesso sesso. In realtà, la parte ancora peggiore è il contratto di convivenza. STELIO MANGIAMELI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

L'approvazione, giovedì scorso, del ddl Cirinnà da parte del Senato, che riguarda tanto le "unioni civili" quanto le "convivenze di fatto", ha dato vita a una serie di dichiarazioni alquanto disparate, come quella che pretenderebbe ora di eliminare dal matrimonio l'obbligo di fedeltà tra i coniugi solo perché questo non è stato previsto per le unioni civili tra le persone dello stesso sesso.

In realtà, questa asimmetria è stata dettata al solo scopo di immaginare una differenziazione tra matrimonio e unioni civili, che altrimenti, con un'equiparazione totale, avrebbe quasi certamente condotto a una dichiarazione di incostituzionalità di queste ultime. 

Al netto di questa differenza, però, e anche se ancora manca l'adeguamento delle discipline collaterali come quelle relative al trattamento di reversibilità (rinviato ai futuri decreti del governo), l'unione civile del ddl Cirinnà non è altro che un matrimonio tra persone dello stesso sesso.

C'è anche lo stralcio della stepchild adoption, ovviamente, su cui tanto si è discusso in questo periodo, sia per la sua previsione, sia per la sua cancellazione dal testo approvato. Ma, in questo caso, la giurisprudenza dei giudici civili italiani è già più avanti della legge in itinere, per cui con molta probabilità al sacrificio formale della stepchild adoption farà seguito un consolidamento della linea che vede nel ricorso al giudice la soluzione concreta del problema.

Come sempre hanno vinto tutti. Il governo parla di un risultato storico. Un'altra riforma sul terreno dei diritti civili che mette in pari l'Italia con gli altri stati europei. Le pattuglie smarrite dei cattolici dem e non dem impegnati nella maggioranza di governo dichiarano che hanno consolidato l'azione di governo e impedito lo strappo delle coscienze, oltre a quello della maggioranza. Le opposizioni di centrodestra credono di aver impedito qualcosa contro natura (!) e il (furbo) M5s, alla fine, si è chiamato fuori.

Eppure le norme più subdole, dal punto di vista ideologico e costituzionale, contenute nel ddl Cirinnà, alla fine, non sono quelle che riguardano le unioni civili, ma la disciplina delle "convivenze di fatto".

Infatti era impensabile, anche per le prese di posizione del Consiglio d'Europa, che l'Italia continuasse ad avere la lacuna di una qualche normativa per le unioni gay e, al di là del diffuso convincimento che dissente sull'adozione in unioni del genere, una normativa sul punto non poteva non approssimarsi al matrimonio; ovviamente non al matrimonio sacramento dei cattolici, ma a quello civile della Repubblica italiana, soprattutto da quando questa consente, ormai anche in modo alquanto rapido, di scioglierlo.

La fedeltà come obbligo, perciò, può considerarsi poco più di una foglia di fico e, se questa foglia servirà al giudice costituzionale per dichiarare la diversità tra i due istituti e per mandare assolta la futura legge, resta il fatto che unioni civili e matrimonio sono, anzi saranno, istituti civili affini, molto affini e quasi eguali.