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Politica

SCENARIO/ I gufi aumentano e mettono Renzi a rischio

Dopo lo scontro rinviato con Juncker e la sconfitta politica sulle unioni civili, Renzi deve fronteggiare l'offensiva della sinistra interna. Che si salda con le comunali. UGO FINETTI

Pierluigi Bersani (Infophoto)Pierluigi Bersani (Infophoto)

Applaudito dalla platea dei "canarini" della scuola del Pd per le unioni civili e rimbrottato dal country paper dei "gufi" di Bruxelles per debito e tasse, Matteo Renzi non si è scontrato con Jean-Claude Juncker. Il faccia-faccia tra il nostro premier e il presidente della Commissione Ue è stato quello tra due leader insostituibili, ma fragili. Dopo essersi sfidati (e anche insultati) per due mesi si sono resi conto di avere bisogno l'uno dell'altro: Renzi e Juncker sono saldamente al loro posto, ma con alle spalle qualche errore di calcolo e di fronte un futuro enigmatico. Meglio tenersi per mano.

Juncker è il primo ministro di una regina d'Europa, Angela Merkel, che è sempre più contestata nel suo stesso partito e che rischia tra poche settimane una sconfitta elettorale nelle principali Regioni tedesche. Nel complesso l'Unione Europea Juncker-Merkel per tutelare gli ex paesi comunisti come "Commonwealth" della Germania ci ha portato alla guerra fredda con la Russia che penalizza la nostra economia e a un accordo con la Turchia che disordina la lotta all'Isis. Juncker è giunto a Roma con alle spalle il pericolo della Brexit e la prospettiva che l'Unione Europea si riduca a una mera area di scambio commerciale con la moneta unica come uno straccio al vento. A poco più di un anno dalla sua elezione a presidente della Commissione, Juncker, a furia di catenacci e giri di vite, ha come risultato Schengen in crisi con terrorismo e migrazione fuori controllo. L'Europa e le sue capitali sono sotto assedio senza una politica comune — dalla moneta alla difesa — e con i movimenti scissionistici in crescita se non vincenti a cominciare dagli stati fondatori.

A sua volta il nostro premier non è precisamente con il vento in poppa. Sul giornale a lui più favorevole, Repubblica, un sondaggio fotografa governo e Pd in discesa con addirittura Renzi, in tre mesi, dal 47 al 41 per cento del gradimento quasi affiancato da Bersani salito al 39. Certamente pesa nell'immediato la sconclusionata avventura della legge sulle unioni civili. Renzi aveva avviato l'operazione per recuperare consenso elettorale a sinistra dopo lo scontro con la Cgil e la sinistra interna e esterna al Pd sulla riforma dell'articolo 18. Il tutto era stato quindi architettato come iniziativa parlamentare del tutto autonoma dal governo e affidata a un gruppo di deputati del Pd capitanati dalla Cirinnà. Alla vigilia delle elezioni amministrative l'obiettivo era uno schiaffo sulla destra, ridimensionare i vincoli di governo con gli ex berlusconiani e mandare in scena un Pd di sinistra alleato con Sel e M5s. Accortisi della manovra prima Grillo (dando libertà di coscienza) e poi i suoi parlamentari (mollando il "canguro") hanno mandato in fumo il tentativo di Renzi per coprirsi a sinistra.


COMMENTI
02/03/2016 - Renzi avrebbe. (orazio bacci)

Indiettro con gli iteressi,adesso nei sondaggi sono Renzi 41% Bersani e al 39%,stia attento il rottamatore per eccellenza di non essere rottamato da se stesso,sarebbe il colmo e per giunta giusto!