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CAOS PRIMARIE PD/ Renzi paga l'"errore" del '92

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Ma il nodo della questione resta lo strumento delle primarie, la validità di primarie come quelle che sta svolgendo il Pd. Non c'è dubbio che le primarie siano uno strumento di democrazia e di partecipazione. Ma sono state prese, quasi copiate, in un contesto che è differente da quello italiano, e non regolate come sarebbe stato normale, non inserite con la doverosa accortezza nella realtà italiana.

E' certo che il risultato di Renzi alle primarie della segreteria del Pd, quella corsa che poi gli aprì la strada per Palazzo Chigi, fu un risultato veritiero, corrispondente alla realtà per quanto riguardava gli umori interni al partito. Pierluigi Bersani, il vecchio segretario, aveva paralizzato praticamente il Paese, non solo il Pd, con un'affannosa ricerca d'intesa con l'emergente Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.

Ma da un'emergenza politica non si esce solo con il modo in cui sinora si sono condotte le primarie in Italia, in totale assenza di regole, controlli e consuetudini. Alla fine questo sistema, non regolato, può diventare un boomerang micidiale.

Cerchiamo di spiegare. Le primarie nascono e crescono nei partiti degli Stati Uniti, nei singoli stati dell'Unione, con modalità differenti, ma sorrette da una consuetudine di partecipazione democratica consolidata. In alcuni stati ci sono liste di iscritti al voto, in altri stati ci sono votazioni libere simili a quelle del Pd, ma con osservatori su ogni voto e su ogni scheda. E' difficile sgarrare. Anche se è l'antica consuetudine condivisa della democrazia americana ad assicurare una sostanziale grande correttezza.

La stessa partecipazione non è mai episodica, ma occupa a quasi un anno di "full immersion" politica. E alla fine, nelle "convention" prima del voto, se nessun candidato ha la maggioranza dei voti, si trova la correzione necessaria. Fu trovata per un grande residente democratico come Franklin Delano Roosevelt.

E' difficile immaginare un simile sistema in Italia, senza regole precise. Così com'è impossibile mutuare un ricambio della classe dirigente come sul modello inglese. Nel Paese di sua Maestà, in Gran Bretagna, c'è una costituzione non scritta da 800 anni, ci sono due grandi partiti da 300, con poche varianti spesso irrilevanti, non c'è inno nazionale, la stessa bandiera, la famosa "Union Jack", è una sorta di puzzle che ricorda e suggella l'unione di vari regni. La consuetudine è una fonte inesauribile di diritto e, ora che le Trade Unions hanno un peso più limitato nello stesso Partito laburista, il ricambio della classe dirigente si trova nel "governo ombra", cioè nella più forte opposizione in Parlamento al governo di sua Maestà.

I superstiti italiani della cosiddetta "rivoluzione di velluto" del 1992 si sono trovati orfani di un po' di cose. In primo luogo di cinque partiti democratici "liquidati" per via giudiziaria, un "caso di scuola" che andrebbe studiato attentamente. 


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