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CAOS PRIMARIE PD/ Renzi paga l'"errore" del '92

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Ma anche i superstiti erano orfani, perché il Pci non poteva più chiamarsi Pci per via del crollo dell'Urss e la Dc rimase monca della sua parte maggioritaria. Sono seguiti anni a sinistra di formazioni politiche vecchie, con un nuovo nome botanico. Poi più tradizionale. Mentre a destra c'era un "padre-padrone" che decideva linea e destini.

Se a destra non si poneva, il ricambio della classe dirigente è diventato problematico a sinistra, soprattutto perché si era perso un reale insediamento territoriale e la cadenza congressuale che decideva grandi scelte e programmi.

In realtà il vuoto lasciato dai vecchi partiti è stato spaventoso e non è stato ancora colmato da nessuno. La scelta delle primarie a sinistra esce quindi da un'esigenza di partecipazione e di ricambio, ma è legata a episodi, non è una consuetudine acquisita, non ha gli strumenti per essere regolata senza che avvengano "stranezze e stravaganze" che ricordano in qualche caso le "truppe cammellate" della goliardia politicizzata degli anni Sessanta, più che le primarie americane.

Di fatto, basta affidarsi alle cronache di questi ultimi anni, per capire che le primarie all'italiana sono la caricatura delle primarie americane. Di fatto, si è importato un modello in una situazione completamente differente, con una storia del tutto differente.

Non c'è certo da fare paragoni di carattere antropologico, ma la consuetudine democratica della Pennsylvania e del Michigan sono un po' diversi da quelli di Porta Ticinese a Milano, di Trastevere a Roma e anche di Mergellina a Napoli.

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