BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CAOS PRIMARIE PD/ Renzi paga l'"errore" del '92

Sembra un paradosso che Renzi sia diventato il leader del riscatto italiano in base alle primarie del Pd, un meccanismo che si dimostra fragile e privo di controlli. GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Nel clima di incertezza generale, con l'Unione europea che si incaglia e si attorciglia sul problema dei migranti, con i nuovi dati economici che sono rivisti al ribasso e promettono solo nuovi problemi, al Partito democratico mancava solo la questione delle primarie, che sta diventando una sorta di "polveriera" prima delle prossime elezioni amministrative.

Sembra quasi un paradosso che il premier Matteo Renzi sia diventato il leader della speranza e del riscatto italiano in base alle primarie del Pd di oltre due anni fa e oggi si trovi a gestire contestazioni, malumori e ribellioni proprio su delle primarie, in teoria nuovo strumento di selezione della classe dirigente, in particolare quelle che si sono svolte a Napoli e a Roma.

Senza contare che a Milano ci sono grandi malumori, non solo "cinesi", e in una città come Cosenza si è pensato di saltarle perché, all'interno del centrosinistra, il candidato di Scelta civica sembrava più forte di quello del Pd.

Analizziamo brevemente il problema che sta esplodendo in questo momento. A Napoli ci sono dei filmati, con tanto di sonoro, che mostrano alcuni sedicenti "leader" di strada che danno gli euro necessari al voto per sostenere Valeria Valente, candidata della segreteria nazionale, contro il ritorno del vecchio sindaco Antonio Bassolino. In definitiva, quasi una sorta di accattonaggio elettorale.

A Roma ci sono più schede che votanti, in un panorama di disaffezione che ha portato al voto meno della metà degli elettori delle ultime primarie, quelle che sancirono l'irruzione nella politica romana del sindaco "marziano" Ignazio Marino, con tutte le conseguenze che si sono viste in questi mesi. Il commento del presidente del Pd, Matteo Orfini, non è stato dei più azzeccati. In pratica, Orfini ha spiegato il calo dei votanti con lo "sfoltimento giudiziario" del partito dopo la scoperta di "Mafia capitale". Forse non si è reso ben conto di quello che ha detto. Il risultato di questa dichiarazione è il probabile rafforzamento nella capitale della lista di sinistra di Stefano Fassina, mentre fioccano i giudizi al "curaro" sullo stato del Pd di Massimo D'Alema, di molti altri "rottamati" e degli esponenti della sinistra interna.

A Napoli, contro il "mercimonio" Bassolino ha fatto ricorso, di facciata come suol dirsi, perché aveva subito dichiarato "la sentenza è già scritta". In effetti, la risposta al ricorso di Antonio Bassolino è stata: "irricevibile".

Non ci vuole molto a comprendere che, dopo i casi avvenuti lo scorso anno, con la sconfitta in Liguria e l'uscita dal partito di un personaggio della storia della sinistra italiana come Sergio Cofferati, dopo l'astensione al voto persino in Emilia Romagna e altri casi di contestazione (per Napoli c'è stato un precedente importante), si formeranno con tutta probabilità delle liste di "disturbo" a sinistra (se ne parla ormai anche a Milano) che finiranno probabilmente con l'indebolire il Pd.