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DIETRO LE QUINTE/ La strategia di Renzi per battere (di nuovo) Bersani & co.

Pubblicazione:lunedì 14 marzo 2016

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Scatta qui un meccanismo psicologico tarpante: per D'Alema e Bersani l'usurpatore è Renzi, e dovrebbe essere lui a lasciare la "ditta". Ovviamente il diretto interessato non ci pensa nemmeno. Al timone contemporaneamente del Pd e del governo ci si trova benissimo. Se qualcuno vuole andarsene, si accomodi, non sarà certo lui a fare il favore di far passare la sua minoranza interna per vittima. Ci saranno continui richiami alla disciplina di partito, ma certo mai nessuna espulsione di massa. Il renzismo è fatto così: rende l'aria irrespirabile per gli oppositori, ma non li caccia apertamente. 

D'Alema, Bersani e il loro giovane campione Speranza non potranno andare avanti all'infinito senza prendere una decisione che interrompa un estenuante braccio di ferro che dura da troppo tempo, e li ha visti sin qui schiacciati e perdenti. Non hanno avuto il coraggio di rompere né sul Jobs Act, né sulla legge elettorale, né sulla riforma della Costituzione. Tutti temi "di sinistra", su cui sono state accettate soluzioni che di sinistra non sono. Ora non intendono avallare alle amministrative liste civiche di area per non prestare il fianco all'accusa di avere sabotato il partito. Quindi no a Fassina, ma anche a Bassolino. 

Adesso l'ultima chiamata sembra offrirsi sul referendum confermativo della riforma costituzionale, in autunno. Ma la domanda se la minoranza dem — che non appare neanche tanto coesa al suo interno — saprà trovare il coraggio di andare sino in fondo è più che legittima. Sinora ha fallito tutti gli appuntamenti, per il timore di venire spazzata via dal ciclone Renzi. Se perderà anche questa, adeguandosi balbettando al sì, si condannerà definitivamente all'irrilevanza. Si condannerà a cantare "meno male che Matteo c'è" (copyright Speranza). A quel punto il leader democratico avrà campo libero, non solo nel congresso, ma anche nella formazione delle liste. E la trasformazione del Pd in partito della nazione, più attento a Verdini che alla Cgil, sarà davvero cosa fatta.



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