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PRIMARIE SI' O NO?/ Il giurista: accelerano la fine della nostra democrazia

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Bersani, Letta e D'Alema: tutti rottamati? (Infophoto)  Bersani, Letta e D'Alema: tutti rottamati? (Infophoto)

Al momento sconsiglierei vivamente il legislatore dall'adottare il sistema delle primarie. A parte i costi che queste comporterebbero, potrebbero accelerare e incrementare il collasso dei partiti politici e per colpa di questi della democrazia italiana già alquanto provata.

La Toscana però ha fatto una legge apposita.
Non fa testo, non solo perché è stata abrogata nel 2014, quanto soprattutto perché non istituiva un obbligo per i partiti di servirsi delle primarie per scegliere i propri candidati. Inoltre i partiti potevano ammettere al voto solo i loro iscritti, per cui si trattava di una consultazione interna.

Secondo lei è un caso che lo scontro interno al Pd abbia riportato la discussione sull'Italicum, come abbiamo letto sui giornali di oggi?
No, non è affatto un caso. Alcune personalità della minoranza dem, ma l'insieme è alquanto eterogeneo, sanno bene che l'indole del popolo italiano, dopo l'esperienza del fascismo, accoglie con maggior favore i governi di coalizione, anche con qualche inefficienza, che peraltro non è scongiurata dall'Italicum. Nelle coalizioni vi è un reciproco controllo e la necessità di accordi garantisce che non si scivola nel potere personale. L'Italicum, nonostante quello che dice Renzi, dai sondaggi esce male e le dichiarazioni di Orfini di ieri sulla legge elettorale, come se fosse la legge di Highlander per cui ne rimarrà uno solo che potrà comandare su tutto e tutti, non fanno bene al Pd. 

Previsioni?
Il referendum sull'Italicum sarà più problematico per il nostro presidente del Consiglio di quanto non possa essere in ottobre il referendum sulla riforma costituzionale.

Come siamo arrivati a questo punto?
Nel '900 la democrazia si è fondata sui partiti politici di massa, radicati nel territorio, con militanti ed elettori fedeli. Oggi i militanti non contano niente e lo sanno. Gli elettori non riescono a rimanere fermi perché si sentono continuamente traditi dai dirigenti politici che ormai sono saldamente a braccetto con i poteri forti. La nostra democrazia è sempre più una "post-democrazia", conserva alcune forme della democrazia, come le elezioni, ma non riesce a trattenere la sostanza della democrazia.

E i partiti attuali?
I partiti attuali, un po' populisti e un po' personalisti — e il Pd è ormai entrambi —, si sono basati sulla logica plebiscitaria e della delega in bianco. Tuttavia per mantenersi nel tempo dovrebbero riuscire a riempire la pancia della plebe e ad offrire giochi da vedere. Ora, in televisione vi è tanto gioco, ma ogni giorno la pancia si riempie sempre meno. Ecco perché questi partiti perdono credibilità. 

Che cosa ci attende?
Bisogna scongiurare che si giunga alla perdita totale di democrazia, che non si avrebbe con una dittatura, oggi improponibile, ma con le pratiche manipolatrici del consenso, sempre più praticate dalla politica con il finanziamento dei poteri forti e la complicità dei mezzi di informazione. Come uscirne? Con un processo di cittadinanza attiva che può mettersi in moto a partire dai fallimenti sin qui collezionati da tutti i governi, compreso quello in carica.

(Federico Ferraù)



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