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RAPPORTO/ Costituzione e spesa pubblica "alla prova" della persona

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Muovendo da tali premesse, questa impostazione vede un'applicazione del principio di sussidiarietà orizzontale nell'evoluzione, che, ad esempio, è da tempo in atto nei diversi servizi sociali (G. Pastori, 2002, 85 ss.), nel senso della creazione di sistemi "a rete", connotati da una forte interazione pubblico-privato (G. Pastori, 2007, 77). Non a caso, la stessa l. n. 328/2000 è improntata alla "cultura dell'integrazione" tra soggetti pubblici e privati, come emerge nello stesso titolo, dedicato alla realizzazione di un «sistema integrato di interventi e servizi sociali». Di qui l'utilizzo nel settore sociale di espressioni quali welfare mixwelfare community, ecc.

Il Rapporto sulla sussidiarietà, pertanto, ha il merito di passare dal piano dei principi a quello della valutazione concreta dell'impatto della sussidiarietà orizzontale sulla vita economica e sociale del Paese, dimensionandola, valutando, per dirla in breve, quanto "costa" e quali criticità e vantaggi abbia attivare l'offerta privata di beni e servizi di interesse generale e sostenere la relativa domanda da parte dei cittadini, in ossequio, tra l'altro, al principio di libertà di scelta.

Mi ha particolarmente colpito, tra le varie, una frase dell'Introduzione del volume: «Le esperienze di applicazione della sussidiarietà, sia orizzontale sia verticale, non possono in alcun caso trovare difesa in un favore puramente ideologico, oppure sottrarsi alla verifica dei risultati ottenuti in termini di efficacia dei servizi, costo per il bilancio pubblico e per gli utenti, equità».

Il mettere in guardia nei confronti degli approcci puramente ideologici è indicazione più che condivisibile, così come il sottolineare l'importanza di valutazioni ex post sulla base di criteri di efficienza e di efficacia. Ho altresì apprezzato quando, sempre nell'introduzione del volume, si è parlato di sussidiarietà verticale e orizzontale in termini di finalizzazione al «reale avanzamento del bene comune».

Allora, in questo contesto, vorrei completare il ragionamento, ponendo l'accento sul fatto che in tali valutazioni occorre sempre avere di mira il fondamento e la misura di tutto: il cittadino o, meglio, la persona. Come efficacemente affermato in dottrina, quindi, la sussidiarietà verticale deve guidare l'allocazione delle funzioni sulla base «di un obiettivo concreto di crescita della persona e di difesa della sua dignità» (Arena, 2003, 8). E analogamente, una volta individuato il livello istituzionale più adeguato a tale scopo, anche la sussidiarietà orizzontale, che vede nei cittadini e nella formazioni sociali degli "alleati", deve concorrere allo stesso obiettivo, la realizzazione dell'individuo (Arena, 2003, 8), secondo il principio personalistico fatto proprio dalla nostra Costituzione.

Vorrei quindi concludere con le parole di uno noto studioso di sussidiarietà, Gregorio Arena: «Sussidiarietà verticale ed orizzontale dunque si sostengono e si integrano a vicenda; ed entrambe sono finalizzate alla realizzazione di un interesse generale che grazie al rapporto fra l'art.118, u.c. e l'art.3, 2°c. non è una mera astrazione, bensì si concretizza in azioni di soggetti pubblici e privati dirette a creare le condizioni per la piena realizzazione di ciascun essere umano. Nel punto di intersezione fra sussidiarietà verticale ed orizzontale, in altri termini, c'è quella persona umana che la nostra Costituzione ha voluto al centro dell'intero sistema istituzionale, con i suoi diritti ed i suoi doveri» (Arena, 2003, 8).

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