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Politica

RAPPORTO/ Costituzione e spesa pubblica "alla prova" della persona

REMO MORZENTI PELLEGRINI commenta il Rapporto "Sussidiarietà e… spesa pubblica", dove viene evidenziato come la misura del tutto sia il cittadino o, meglio, la persona

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Il Rapporto "Sussidiarietà e… spesa pubblica" verifica l'attuazione del principio di sussidiarietà, nelle sue accezioni verticale e orizzontale, nella spesa pubblica, nella sua struttura, al fine di valutarne l'incidenza su efficacia ed efficienza del "sistema Paese" e sulla sua crescita. In questo mio breve intervento mi occuperò di inquadrare giuridicamente le due dimensioni della sussidiarietà prese in considerazione dal Rapporto stesso. 

Giova anzitutto ricordare, come noto, che entrambe sono state consacrate dalla riforma costituzionale del Titolo V del 2001, in particolare nel novellato art. 118 Cost. Prima di illustrare il principio di sussidiarietà verticale, è inoltre opportuno rammentare che nella nostra Costituzione esiste un altro principio fondamentale, rilevante nella materia de qua, il principio autonomistico, di cui all'art. 5 Cost., che deve ispirare il rapporto tra Stato e autonomie territoriali. Il principio autonomistico ha implicazioni su più fronti: autonomia statutaria (art. 123 e 117 Cost.), potestà legislativa e regolamentare (art. 117 Cost.) e, appunto, il già menzionato principio di sussidiarietà verticale (art. 118), oltre all'autonomia finanziaria di entrata e di spesa (art. 119 Cost.).

Il principio di sussidiarietà verticale è sancito nell'art. 118, comma 1 Cost., secondo il quale «Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l'esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza». La regola è rappresentata dalla titolarità comunale delle funzioni amministrative, mentre l'allocazione delle funzioni agli altri livelli è l'eccezione. 

Si noti, però, che l'art. 118 Cost. non è autoapplicativo, non determina alcuna diretta attribuzione di funzioni ai Comuni, ma detta i criteri che debbono guidare la distribuzione di questa ultime da parte del legislatore (statale o regionale, in base alle proprie competenze). Il principio di sussidiarietà verticale è quindi un principio flessibile, che, in virtù del suo rapporto con il principio di adeguatezza, egualmente menzionato dalla norma costituzionale, mira a identificare il livello appunto più adeguato, migliore, per lo svolgimento delle funzioni: può trattarsi del livello comunale, ma anche di uno più elevato. 

In questo quadro la Consulta, con la pronuncia n. 303/2003, è giunta a sostenere non solo che i principi di sussidiarietà e adeguatezza, sanciti dall'art. 118, comma 1, Cost., consentono, in caso di esigenze di esercizio unitario, la dislocazione di funzioni amministrative a livello statale, ma anche che tale allocazione, in ossequio al principio di legalità, comporta l'esercizio della potestà legislativa a quello stesso livello. Volendo sintetizzare quanto sin qui detto, l'art. 118 Cost esprime sicuramente una preferenza per il Comune, ma le funzioni posso essere allocate più "in alto", se questo livello è più adeguato.

Da questo punto di vista mi preme sottolineare quanto sia importante il Rapporto sulla sussidiarietà, in quanto costituisce uno studio dell'adeguatezza dell'attuale allocazione delle funzioni amministrative sotto il profilo dell'efficienza della spesa pubblica. D'altra parte, non può non osservarsi il chiaro nesso tra il principio di sussidiarietà-adeguatezza e il principio del buon andamento, di cui all'art. 97 Cost., nei suoi risvolti organizzativi e funzionali.