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SONDAGGI/ Comunali Roma e Milano 2016: Roma, Pd 27% e Bertolaso 26. Milano, Sala al 37%

Per CARLO BUTTARONI (Tecnè) a Roma il Pd prende tra il 24 e il 27%, Bertolaso tra il 23 e il 26% e Marchini soltanto tra il 6 e il 9%. A Milano Sala è in vantaggio tra il 34 e il 37%

Guido Bertolaso (Infophoto) Guido Bertolaso (Infophoto)

A Roma il Pd prende tra il 24 e il 27%, Bertolaso tra il 23 e il 26% e Marchini soltanto tra il 6 e il 9%. A Milano, Sala è in vantaggio tra il 34 e il 37%, Parisi è tra il 30 e il 33% e Bedori (M5s) tra il 14 e il 17%. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato da Tecnè, la società presieduta da Carlo Buttaroni. Mentre a Milano Pd, centrodestra e M5s hanno già scelto il loro candidato, e soltanto la sinistra deve sciogliere le riserve, a Roma i due principali schieramenti devono decidere tra Morassut e Giachetti (centrosinistra) e tra Bertolaso e Marchini (centrodestra).

Buttaroni, chi vincerebbe a Roma se si votasse domani?

A Roma il Pd, a prescindere dal fatto che candidi Morassut o Giachetti, prenderebbe tra il 24 e il 27%. Bertolaso ottiene tra il 23 e il 26%, Virginia Raggi (M5s) tra il 22 e il 25%, Stefano Fassina tra il 7 e il 10%, Marchini tra il 6 e il 9%, Storace tra il 4% e il 7%.

Se il centrodestra appoggiasse Marchini, di quanto salirebbe la sua percentuale?

Non si possono sommare semplicemente le percentuali dei singoli partiti. A contare è il profilo di un candidato, la sua storia, nonché la coerenza con l’area politica che deve rappresentare. E’ naturale che tanto più l’alleanza è ampia, tanto meno un candidato sia identificabile con un singolo partito. Oppure deve essere un candidato che è ben accolto anche dagli elettori degli altri partiti. Non ha quindi senso fare semplicemente la somma dei consensi che otterrebbero i partiti disposti a sostenere Marchini o Bertolaso.

Perché Salvini insiste nel candidare Marchini se quest’ultimo ha meno voti di Bertolaso?

Non lo so, ma bisogna vedere se Marchini accetterebbe di essere il rappresentante anche della Lega nord. E’ una questione di equilibri e di coerenze: anche un candidato deve essere coerente con le posizioni delle forze politiche che lo vanno a sostenere. Ci sono stati molti casi in cui i candidati hanno rifiutato l’appoggio di determinati partiti. Marchini e la Lega hanno profili molto diversi tra loro.

A Roma il candidato di M5s si ferma al 22-25%. Perché non è in grado di fare di più?

Il punto è che tutti gli scenari che erano stati fatti su una probabile vittoria dei Cinque Stelle a Roma erano precedenti ai candidati. La presenza dei candidati cambia molto gli scenari. A Roma il centrodestra era dato come sicuramente escluso dal ballottaggio, e invece nel momento in cui si è trovato un buon candidato è ritornato nella competizione, addirittura secondo seppure in una fase molto lontana dalle elezioni. M5s invece ha perso consensi perché prima si stimavano i voti dei partiti e non dei candidati. Lontano dalle elezioni e senza un candidato, i Cinque Stelle esprimono la loro massima potenzialità. E’ infatti un’area politica verso la quale confluiscono spesso anche i voti di coloro che sono incerti.

Lei che cosa si attende invece dal voto a Milano?