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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Meloni & Salvini spingono Berlusconi tra le braccia di Alfano

Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)Silvio Berlusconi e Angelino Alfano (Infophoto)

Contro il premier, a prima vista, usa parole dure e ben lontane dagli elogi sperticati dei tempi del patto del Nazareno: governo abusivo e illegittimo, lo definisce. Ma la realtà è diversa, e le posizioni reali non sembrano poi così lontane. Certo, un'ipotetica marcia di avvicinamento appare costellata di trappole e difficoltà. La via però è obbligata, e la si intuisce già nei segnali lanciati negli ultimi giorni ad Angelino Alfano. Lui con Renzi ci governa, e negli ultimi tempi è diventato una sponda più preziosa del passato nell'arginare l'offensiva della sinistra interna al Pd.

In una posizione di relativa forza, Alfano può permettersi di aspettare, anzi di invocare come segnale di pace la fine delle ostilità da parte dei quotidiani che a Berlusconi fanno direttamente o indirettamente riferimento, in primissimo Il Giornale di Sallusti. In fondo, proprio mentre Ncd stava rischiando l'implosione, la battaglia sulle unioni civili e il gioco di sponda nel respingere le lusinghe di Denis Verdini hanno ribaltato la situazione a favore del ministro dell'Interno.

In fondo, lui si sente nel giusto. E' convinto che Berlusconi dovrà ammetterlo, se vuole ricucire con lui, e attraverso di lui con Renzi. Le condizioni per farlo, però potrebbero essere estremamente gravose per Berlusconi, e non si limiteranno certo a dover ammettere di essersi sbagliato a rompere con il governo Letta. Potrebbero dover comportare una completa rottura con Salvini, anche se questo dovesse mettere in forse la prosecuzione dell'esperienza di governo con la Lega in Lombardia, Veneto e Liguria. È questo potrebbe portare Forza Italia sull'orlo di una (o più) scissioni.

E' troppo presto per disegnare scenari futuri, ma gli elementi per una rapida evoluzione ci sono tutti. La prospettiva che un'operazione centrista può avere è di massimo due anni (la fine della legislatura), ma potrebbero esserci appena dodici mesi a disposizione, se il paese dovesse precipitare al voto dopo il referendum confermativo della riforma costituzionale, in autunno.

Nel frattempo, le sirene dei moderati sono già al lavoro per allettare Berlusconi, in prima linea Pier Ferdinando Casini. L'ex premier non sembra avere alcuna intenzione di rassegnarsi ai giardinetti, ma lo aspetta una lunga marcia. Lunga, pericolosa, e nella quale nulla — neppure l'approdo — può essere dato per scontato.

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