BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RETROSCENA/ Patto Renzi-Berlusconi (con Bolloré) su Roma, Mediaset e Telecom

Pubblicazione:

Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Berlusconi in passato era contrario a vendere, ma negli ultimi mesi avrebbe cambiato idea per una serie di ragioni: gli eredi sono sempre più litigiosi, gli investimenti nella pay-tv porteranno un pareggio soltanto l'anno prossimo, il processo Ruby Ter potrebbe essere devastante.

Ma, nel contempo, sa che liberarsi di Premium (che tra l'altro non riesce a superare i 2 milioni di abbonati nonostante la Champions) tenendosi soltanto le televisioni in chiaro segnerebbe la fine del suo impero. Da qui la decisione di seguire il progetto portato avanti dagli Agnelli e di diluirsi in una realtà più grande.

E viste le dimensioni dei due protagonisti (Vivendi ha una capitalizzazione di 26 miliardi di euro, Mediaset di 4) non è peregrino parlare di un'acquisizione francese, con il Cav che dovrebbe trasformare Fininvest in una scatola di partecipazione più di quanto è ora.

Se è probabile un ingresso nell'azionariato di Mediaset scadenzato nel tempo, prima Vivendi deve chiudere non pochi dossier che riguardano la controllata Telecom. È chiaro che il governo non vedrebbe di buon grado un controllo francese sia nel primo attore telefonico sia nel principale colosso televisivo. In quest'ottica l'uscita di Renzi su Orange potrebbe essere letta come la richiesta a Vivendi di cedere l'ex monopolista a un soggetto industriale forte e non finanziario.

Ma prima ancora c'è da chiarire il ruolo di Telecom nello sviluppo della rete. A differenza di quanto pensano a Palazzo Chigi, la controllata del Tesoro Cassa depositi e prestiti ha aperto le porte di Metroweb — destinata a cablare le grandi città — all'azienda di via Negri. Che però per Renzi non deve avere la maggioranza della società fondata da Scaglia e Micheli.

Bolloré deve essere della partita. Per veicolare la sua pay-tv ha bisogno di una rete a banda ultra larga che manca al Paese. E in quest'ottica potrebbe anche mostrarsi più aperto dei suoi predecessori alle richieste della politica.

Politica che nella mai scomparsa versione Renzusconi potrebbe addirittura gradire a Roma una vittoria di Virginia Raggi, praticante dello studio Previti dove già si era distinta per la sua passione per la politica ed il bene comune. Berlusconi tiene diviso il centrodestra e Matteo proponendo il debole Giachetti scarica su M5s l'onere di provvedere al degrado di Roma. 

Finale: dopo poco Matteo si riprende Roma, tenuta nel frattempo a stecchetto dal governo e Berlusconi, Confalonieri & co. si mettono al sicuro con le aziende. E Verdini traghetta ciò che rimane del vecchio centrodestra nelle salmerie di Renzi. "…a conquistare la rossa primavera dove brilla il Sol dell'avvenir". Con i suoi Raggi infuocati.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
20/03/2016 - commento (francesco taddei)

a noi profani risultano poco chiare le conseguenze sul bene dell'italia. dovreste fare un articolo in più e spiegare meglio.

 
20/03/2016 - Grazie Professoressa Mara (ALBERTO DELLISANTI)

mi scusi se mi rivolgo a lei con confidenza chiamandola per nome, non per cognome. Licet perchè lei sceglie uno pseudonimo finissimo, a significare le grevità del personaggio di cui lei si occupa. Con umorismo, lei si firma nel modo in cui potrebbe/dovrebbe farlo il soggetto del quale lei sta scrivendo. La sua concisione non viene meno nemmeno oggi, costretta come è dalla materia trattata, a scrivere due pagine di Sussidiario invece della proverbiale pagina unica. Sul corpo elettorale, sul popolo multiforme, stancato, reso debole da ventidue anni di manipolazioni berlusconiane esercitate pro domo propria (ma pure nel tentativo di divenire quello statista che un barzellettiere mai potrà essere) e (negli ultimi due anni) esercitate pure dal volitivo Toscano, volitivo, sì, ma gran soggettivista tetragono, detentore unico della "scienza politica", condivisa solo con le sue adepte e adepti, prosegue spavaldo il trattamento inflitto dai due diversi, però convergenti, capitani di ventura. La Meloni ha avuto momenti di ingenuità indotta in lei dal suo entourage. Ma infine ha mostrato il suo volto giusto. Salvini è divenuto allergico all'insistente Silvio, e fa il mestiere che gli si attaglia, il rompighiaccio (E non penso che scambi se stesso per il valido futuro leader del Centro-Destra tutto). Marchini è un capace... In giro non vi è solo lo NCD succursale di Renzi... E'giunto il momento che Berlusconi si faccia gli affari suoi con un centrodestra liberato da grave ipoteca.