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SCENARIO/ Renzi si "prepara" a perdere Milano

Tutta l'attenzione è su Roma, ma il vero test politico per Renzi si gioca a Milano. Dove Sala è seriamente in difficoltà. Segno che la spinta del premier si è esaurita. UGO FINETTI

Matteo Renzi e Giuseppe Sala, ai tempi (gloriosi) dell'Expo (Infophoto) Matteo Renzi e Giuseppe Sala, ai tempi (gloriosi) dell'Expo (Infophoto)

Quando Beppe Sala — candidandosi a sindaco di Milano — disse "Destra, Sinistra, Centro? Chi se ne frega" aveva il consenso della stragrande maggioranza dei milanesi: l'Expo si era conclusa con il "tutto esaurito", Milano era stata una location internazionale da Benjamin Netanyahu a Michelle Obama, dalla Merkel a Rania di Giordania; Cantone, Autority anticorruzione, certificava: "Milano è tornata capitale morale".  In campo avversario: il centro-destra si era sparpagliato con Berlusconi rassegnato alla ricerca di una candidatura "di bandiera" e anche i grillini si erano messi in sonno candidando una consigliera di zona.  Ora la "Beppe Grillo-Casaleggio Associati" ha costretto la vincitrice delle loro primarie a uscire di scena in quanto non è una bella donna, con tanto di Premio Nobel, Dario Fo, a irriderla. Il centro-destra improvvisamente, mentre in tutta Italia è diviso, a Milano si ricompatta e addirittura si allarga coinvolgendo Ncd. Che cosa è successo proprio nella città in cui Matteo Renzi gioca davvero il voto amministrativo come test politico? 

Infatti a Napoli c'è la Valente, scelta da Orfini per contrastare Bassolino; i grillini — con il loro giustizialismo ammaccato dal caso Quarto — candidano non un partenopeo, ma il brianzolo Matteo Brambilla e de Magistris sembra avviato alla riconferma in polemica con il capo del governo. A Roma i 5 Stelle hanno finalmente una bella donna, la Raggi, mentre nel centro-destra si consuma la guerra civile e il Pd — anche lì in mano a Orfini (ex deus ex machina di Marino) — candida il pannellian-renziano Giacchetti, che però teme di non arrivare al ballottaggio. A Torino il berlinguerian-renziano Fassino traballa di fronte alla possibile confluenza nel ballottaggio tra grillini e "vecchia-nuova sinistra" del leader dei metalmeccanici Airaudo. A Bologna c'è il sindaco uscente, Virginio Merola, ma è un bersaniano con alle spalle il Pd che contesta l'astensione decisa da Renzi sul referendum anti-trivelle.

Conclusione: è Milano il vero test politico scelto dal premier, ma la vittoria non è più ultra-scontata. Perché? Certamente primarie e post primarie non hanno incrementato il consenso per Sala. Quando candidatura e vittoria erano scontate il sindaco uscente, Giuliano Pisapia, (che sei mesi prima aveva annunciato la sua non ricandidatura) ha posto il problema della "continuità" e ha candidato contro Sala l'attuale vicesindaco. Perché? Perché Sala non sembra abbastanza di sinistra. 

Quindi abbiamo avuto due mesi di primarie a torte in faccia contro il futuro candidato sindaco, con la Balzani che sollevava dubbi sull'Expo, sia sui conti sia sugli appalti. Poi è cominciato il post-primarie e cioè la trattativa sugli assetti di giunta. Perché? Perché in realtà — si è spiegato per settimane nei mass media — Sala non aveva vinto le primarie.