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FINANZA E POTERI/ Berlusconi si allea con Bolloré e fa fuori Prodi (per la prima volta)

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

In tutto questo c'è poi una lunga storia che si è sviluppata in questi anni e che ha un tratto significativo. La vecchia Mediobanca di Enrico Cuccia non aveva in simpatia il cavaliere di Arcore. A un certo punto, fu Cesare Geronzi a garantire le esposizioni bancarie di Berlusconi, con Cuccia che premeva per un rientro di Berlusconi in alcune banche. Poi la storia è cambiata. Prima è entrato in Mediobanca Tarak ben Ammar, grande personaggio che è amico di Murdoch, di Berlusconi, ma anche di Bolloré. E' probabilmente Tarak che convince Bolloré a investire in Mediobanca e a fare accettare al delfino di Cuccia, Vincenzo Maranghi, l'ingresso della famiglia Berlusconi.

Se si osservano bene i vari passaggi della finanza italiana e di Mediobanca in particolare, ci si rende conto che, alla fine, il modello alternativo a quello di Cuccia e Maranghi ha una breve vita, ma sostanzialmente non passa. Gli antichi tentativi di Romano Prodi e di Giovanni Bazoli di mettere alla fine un "cappello" su Mediobanca non passano.

A piazzetta Cuccia si rafforza negli anni, e dopo l'esplosione della grande crisi, un nuovo capitalismo di relazione che sembrava andato in soffitta. Non è escluso che lo stesso Alberto Nagel ne abbia preso atto. Ma, in sostanza, intorno a Mediobanca si concentra un nuovo potere forte, basato sulle telecomunicazioni che vede Telecom e Mediaset come satelliti principali, Mediobanca come stanza di compensazione e probabilmente anche Generali come controllata di grande importanza strategica.

Alla fine, l'accordo con i francesi salva Berlusconi e muta i rapporti di forza nel capitalismo e nella finanza italiana. Non sono quelli che voleva probabilmente il Partito democratico e neppure Matteo Renzi.



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