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ELEZIONI COMUNALI ROMA 2016/ Boccia (Pd): congresso dopo il voto o si "torna" al 2013

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Roberto Giachetti (Infophoto)  Roberto Giachetti (Infophoto)

Dopo tutti gli esempi negativi che sono stati dati a Roma sul piano amministrativo, l’unica cosa seria da fare sarebbe stato ringraziare gli elettori che avevano partecipato alle primarie, che sono stati comunque migliaia, e dire: “Ripartiamo da voi”. Un minuto dopo bisognava essere al fianco di Giachetti. E lo dico io che con il candidato del Pd ho avuto un confronto duro anche su temi diversi. Se si sta in un partito, si alza la mano al vincitore delle primarie e gli si dice: “Andiamo avanti insieme per vincere queste elezioni”.

 

A Milano intanto il Pd candida Sala. L’ex ad di Expo ha qualcosa da dire alla sinistra?

Spero di sì. Sala ha fatto le primarie e io mi sento tranquillo nel vederlo accanto a Pierfrancesco Majorino, che è un pezzo assolutamente credibile della sinistra milanese, come pure alla Balzani e a Pisapia. Poi dipenderà da Sala stesso il modo in cui riuscirà a intercettare un civismo straordinario come quello dell’esperienza politica ambrosiana.

 

Le tensioni di queste amministrative sono specchio di quanto sta avvenendo nel Pd nazionale?

Io penso che tra le amministrative e il referendum sarà necessario chiarire quali sono le posizioni alternative dentro al Pd, che inevitabilmente avranno una ricaduta sul congresso. Personalmente auspico un congresso anticipato per dare forza al partito stesso e per non trascinare inutilmente sia la fase precongressuale sia la legislatura una volta approvate le riforme.

 

Lei ha qualche riserva sul modo in cui il partito è gestito a livello nazionale?

Un partito è forte se è luogo di elaborazione di temi che poi sono oggetto del confronto con il governo di turno. Renzi ha inaugurato una stagione in cui segretario e presidente del consiglio coincidono. Questa è una stagione che sul piano congressuale va tutta riscritta e reinterpretata. I prossimi candidati sapranno che funziona così, e quindi dovranno fare una campagna congressuale dicendo chiaramente che il partito non può solo essere un luogo che organizza i gruppi parlamentari per sostenere le iniziative del governo.

 

(Pietro Vernizzi)



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