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SCENARIO/ Dall'affare Vivendi-Mediaset a Mani Pulite, la strategia che manca all'Italia

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Contemporaneamente, nella distrazione politica generale, la mafia aveva rialzato la testa e aveva occupato militarmente interi pezzi del paese.

Nei 10-15 anni successivi il paese ha sconfitto la multipla sfida del terrorismo rosso, nero e mafioso mantenendo la democrazia e impedendo il dilagare di queste sue minacce in altre parti dell'Europa.

Cioè l'Italia e l'occidente non solo hanno respinto la minaccia sovietica, ma hanno tutelato i valori occidentali di libertà e democrazia.

Una parte importante di questa vittoria è dovuta alla scelta di far crescere la classe media, e quindi prosciugare le sacche di miseria, disoccupazione e grandi disparità sociali che davano benzina all'eversione di ogni tipo. Questa operazione è stata finanziata facendo crescere il disavanzo del Pil.

Un'operazione analoga era avvenuta negli anni 60 e poi venne rimessa in ordine negli anni 70 pilotando un'inflazione che riportò i conti in ordine. Forse negli anni 90 la vecchia Dc pensava a misure analoghe di riordino dei conti, ma prima Mani Pulite spazzò via la vecchia classe dirigente e poi gli attriti pro o contro Berlusconi eliminarono ogni attenzione ai problemi di lungo termine di risanamento del Pil.

L'espansione del deficit che aiutò in maniera determinante la lotta all'eversione non fu perfetta. Montagne di denaro vennero sprecate, molti fondi finirono in corruttela, tanti rappresentanti della classe dirigente non riuscirono a districarsi dalle faide di bande. Ma dietro tutto questo c'era un pezzo fondamentale della guerra fredda, e le guerre, si sa, non sono cristalline.

Il quasi ventennio cresciuto intorno a Berlusconi è stato il dopoguerra italiano, sviluppatosi poi mentre il Paese era ancora ferito e dolorante per il conflitto combattuto per salvare se stesso e l'occidente, e il resto dell'Europa era solido e salvo anche grazie al sacrificio italiano. Il terrorismo che pure ha colpito altri paesi europei infatti non è stato mai così violento, lungo e devastante come in Italia.

Ciò non vuol dire che l'Italia non debba rimettere in ordine i suoi conti, ma nel contesto europeo forse si può — si deve — avere un approccio anche storico sulle ragioni complesse delle cose.

Queste ragioni storiche italiane possono avere un peso nella costruzione dell'Europa futura, che dovrà anche passare per un coordinamento maggiore delle politiche fiscali ancora molto diverse, di nuovo per ragioni storiche, in ciascun paese europeo.

Per esempio l'Italia, per sostenere la classe media, diga contro il terrorismo di allora, scelse di non tassare di fatto le case e incoraggiare in mille modi i risparmi privati. La Germania, per motivi diversi, tassa diversamente le case e sostiene differenti politiche per il risparmio privato.

In questo c'è anche un margine di efficienza o inefficienza del sistema amministrativo, tedesco o italiano, ma ci sono ragioni politiche che vanno prese in considerazione pensando al futuro: le nuove tasse europee cosa faranno sulle proprietà? E come si potranno creare diverse abitudini al risparmio, che sono poi diversi approcci alla vita e alla responsabilità sociale?

Da una parte, in Italia la famiglia è un enorme polmone di credito e risparmio, in Germania per altro lo è molto meno. Gli italiani devono diventare più tedeschi? O i tedeschi devono essere più mammoni? 



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COMMENTI
25/03/2016 - Vasto programma con Renzi nocchiere? (Carlo Cerofolini)

Come i fatti dimostrano, non è che sperare che questa giusta trattativa con l’Ue venga portata avanti e con successo da Renzi sia un vasto programma? Ahi serva Italia…