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ELEZIONI COMUNALI 2016/ Ecco il patto Salvini-Meloni-M5s: prima a Roma poi a Milano

Per PEPPINO CALDAROLA, i voti di Salvini e della Meloni confluiranno al ballottaggio sulla Raggi, così da battere Giachetti. A Milano in cambio M5s schiera un candidato dal profilo minore

Matteo Salvini Matteo Salvini

“La sfida di Roma sancirà la nascita del Partito della Nazione di Destra”. Lo evidenzia Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds, secondo cui “i voti di Salvini e della Meloni confluiranno sulla candidatura di Virginia Raggi (M5s), così da battere Giachetti e incassare la non belligeranza dei grillini a Milano”. Giovedì i Cinque Stelle hanno ufficializzato la candidatura di Gianluca Corrado come sindaco di Milano, mentre a Napoli la candidata del Pd, Valeria Valente, sta lavorando per ricucire con Antonio Bassolino. Ma è soprattutto quella di Roma la partita più difficile da decifrare. Da un lato l’area di centrodestra schiera ben quattro candidati: Guido Bertolaso, Giorgia Meloni, Francesco Storace e Alfio Marchini. Dall’altra il centrosinistra vede in lizza Roberto Giachetti e Stefano Fassina, ma anche Ignazio Marino all’ultimo potrebbe decidere di candidarsi.

Caldarola, per Francesco Rutelli le comunali di Roma potrebbero diventare il banco di prova di un’alleanza tra Pd e Grillo. E’ una buona idea?

Io penso che sia del tutto inattuabile. Quello di Rutelli è uno dei tanti tentativi che, da Pier Luigi Bersani a Michele Emiliano, molti uomini politici hanno compiuto per snidare M5s. Finora nessuno di questi tentativi ha avuto alcun cenno positivo. A Roma invece stiamo assistendo a un’altra operazione, che io chiamo la nascita del Partito della Nazione di Destra. I voti di Salvini e della Meloni confluiranno cioè al ballottaggio su Virginia Raggi, così da battere Roberto Giachetti. A Milano in cambio M5s schiera un candidato dal profilo minore per favorire Stefano Parisi.

Nel frattempo la spaccatura del centrodestra a Roma è destinata a ricomporsi?

In questa frana del centrodestra agiscono diverse componenti. Avendo più voti di Berlusconi, Salvini non accetta più il comando del Cavaliere e sollecita la Meloni a schierarsi con lui. Il messaggio del leader della Lega è che Berlusconi ormai non è più il dominus del centrodestra, e se vuole partecipare deve accettare le sue condizioni. Il leader di Forza Italia ha pensato invece di proporre il suo tecnico di fiducia, Guido Bertolaso, che però non piace allo stesso Salvini.

Perché a Salvini non piace Bertolaso?

In primo luogo perché Bertolaso è impelagato in vicende non risolte, e inoltre perché una sua affermazione confermerebbe che il deus ex machina del centrodestra rimane Berlusconi. L’ipotesi più probabile è quindi che le cose restino così come sono e che rimangano in lizza le tre candidature di Storace, Bertolaso e Meloni. L’esito di questa dispersione sarebbe un ballottaggio Raggi-Giachetti. L’unica via d’uscita è che Berlusconi con un motu proprio decida di appoggiare Marchini, lasciando tutta la guerra intestina dentro l’area più radicale della destra.

Veniamo a Milano. Sala ha qualcosa da dire alla sinistra?

Quando ha candidato Sala, Renzi immaginava che il centrodestra avrebbe presentato un uomo di partito, cioè di Lega nord o Forza Italia. Sala a quel punto sarebbe stato la figura più forte grazie al suo profilo tecnico lussuoso e al fatto di essere trasversale in quanto non ascrivibile alla sinistra. Il colpo di genio di Berlusconi è stato quello di non fare scendere in campo uno dei suoi tanti colonnelli. La presenza di Parisi ha cambiato i giochi, in quanto è in grado di parlare a un elettorato socialista che a Milano ha una storia lunga, per esempio agganciando Pillitteri.

Parisi può battere Sala al ballottaggio?