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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Letta aspetta la triplice sconfitta di Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Di certo il braccio di ferro con la sinistra interna si vedrà nel referendum costituzionale, anche se un'indicazione di voto per il no potrebbe costare cara a chi l'abbracciasse, discostandosi dalla linea ufficiale del partito. Le prove generali si sono viste in occasione della scelta dell'astensione sul referendum sulle trivelle del 17 aprile, calata dall'alto, senza alcuna discussione negli organismi interni al Pd. 

Sulla strada di Renzi da qui all'autunno non mancheranno altre insidie, in larga parte provenienti dall'estero. Fronte caldo rimane l'Europa, per almeno due ragioni. La prima è costituita dalle perduranti perplessità europee sulla solidità dei conti pubblici italiani e sulla reale consistenza dell'ultima manovra di bilancio. Sin qui i richiami sono stati schivati, anche perché ci sono grandi Stati messi peggio di noi. Ma non si può ancora escludere del tutto una richiesta di misure aggiuntive. Gioca però a favore di Renzi il fatto che le istituzioni europee conosceranno un rallentamento della loro incisività in vista del referendum inglese di giugno sulla permanenza di Londra nell'Unione.

Nessun allentamento della presa ci sarà, invece, sulla questione della gestione dei migranti, che in Europa continuano ad arrivare. Qui Renzi rischia molto, perché la chiusura della rotta balcanica non può che sospingere il flusso verso l'Italia, specie con la bella stagione e il Mediterraneo più calmo. Non sarà facile ottenere una collaborazione vera, e non di facciata, dai partner europei. E questo potrebbe voler dire perdere qualcosa in termini di consenso.

Strettamente connesso con la questione profughi è la lotta al terrorismo e all'Isis, con la possibilità di azioni militari in Libia, Siria e Iraq. Ma qui è l'intera comunità internazionale, e non solo l'Europa, a giocarsi insieme la credibilità e la sicurezza. 

Renzi dovrà muoversi con cautela, per non rischiare di alimentare la paura. Finirebbe per fare il gioco di una destra mai così divisa e mai così debole, ma dove Salvini andrebbe tenuto d'occhio, sia per il suo ripetuto strizzare l'occhio ai 5 Stelle, sia per il suo tentativo di uscire dall'isolamento in campo internazionale: non solo Putin, non solo Le Pen, il viaggio che sta per intraprendere in Israele indica la ricerca di interlocutori seri per costruire qualcosa di alternativo. Qualcosa ben lontano dal nascere, ma che Palazzo Chigi monitora con attenzione.

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