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Politica

OPERAZIONE CONFUSIONE/ Renzi fa melina e vola negli Usa (come Letta)

Un altro diversivo per Renzi: stavolta tocca al viaggio negli Stati Uniti. Il grande statista all'estero che non si cura delle beghe interne. Fino a quando? GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Per la verità anche Enrico Letta, dalla fine di aprile del 2013 alla fine di febbraio del 2014, quando era presidente del Consiglio e aveva problemi urgenti da affrontare in Italia, faceva un'opportuna e importante "scappata" all'estero. Ora viene il dubbio che anche Matteo Renzi, incalzato da una serie di problemi da affrontare nel Paese e nel suo partito, abbia scelto la strada del "grande appuntamento all'estero".

Il nostro premier è oggi in Nevada, domani a Chicago, giovedì a Boston e venerdì, primo aprile, sarà a Washington. Insomma un tour di tutto rispetto negli Stati Uniti. Non di scarsa importanza, probabilmente con date e appuntamenti fissati da tempo che non si potevano assolutamente rinviare. Tuttavia la sensazione che Renzi giochi volentieri la carta del grande "statista" all'estero e voglia dimostrare di non curarsi della "provincia italiana" è venuta in mente a molti osservatori e analisti.

In questo caso però, non si rende conto che la situazione politica, sociale ed economica italiana è sempre di più un intreccio per nulla rassicurante. Poco dopo metà aprile ci sarà l'ormai famoso e fantomatico referendum sulle trivelle entro le 12 miglia dalle coste, dove Matteo Renzi si è attirato critiche durissime dal governatore della Puglia, Michele Emiliano (del Pd), che le trivelle le vorrebbe probabilmente "bruciare". E' una polemica assordante (che gli italiani televisivi fanno fatica a capire), che si inserisce nella più vasta diatriba tra maggioranza e minoranza del Pd. Sulle trivelle ci ha messo "pepe" anche Pier Luigi Bersani; "andrò a votare", ha dichiarato in diretta risposta al suo segretario che predica di "andare al mare".

Ma nell'ormai perenne contrapposizione con la minoranza, Renzi dimostra quasi di snobbare quella che una settimana fa era stata definita la "direzione della resa dei conti". In questa supposta "ora della verità" si dovrebbe fare il punto un po' su tutto. Dal "caso Verdini", gran salvatore del Governo in Senato, fino addirittura all'identità del Pd. E' vero che con qualche uscita estemporanea (D'Alema che propone dopo gli attentati di Bruxelles il 5 per mille per le moschee è un autogol storico per la minoranza) la "resa dei conti" assume aspetti surreali, ma è altrettanto vero che, usando una metafora calcistica, Renzi sembra che voglia fare "melina". "Melina" è la libera traduzione dal piacentino del vocabolo di un gioco usato dal grande Gianni Brera: passaggi continui e insistiti, senza nessun affondo, per prendere tempo.

Perdere o prendere tempo, per arrivare cioè alle prime scadenze elettorali con un partito formalmente unito, agli occhi dell'elettorato, anche se sostanzialmente diviso al suo interno.

E' un'operazione di "confusione mediatica" che può appunto fare guadagnare tempo, magari aspettando il risultato del referendum sulle trivelle. Così, un partito formalmente unito, con un "grande statista" che cerca di riaccreditarsi all'estero, dopo qualche caduta antieuropeista, può far calare dall'alto la sua linea su un partito "provinciale e confuso".


COMMENTI
30/03/2016 - #renzistaisereno? (Carlo Cerofolini)

Anche Letta andò negli Usa per cercare di dribblare i problemi interni, ma questa trasferta non è che poi gli portò bene. Renzi stia quindi attento a seguire orme di #enricostaisereno, perché alla fine le volpi finiscono in pellicceria!