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ITALIA-LIBIA/ Il piano di Francia e Usa per farci fuori dal Nordafrica

Francoise Hollande (Infophoto) Francoise Hollande (Infophoto)

L’eliminazione di Gheddafi nel corso delle cosiddette primavere arabe ha riaperto di fatto una sorta di guerra asimmetrica tra le potenze coloniali europee per il controllo delle fonti energetiche in Libia. E questo mentre, com’è noto, il wahabismo ha scatenato la sua offensiva in tutta l’Africa del Nord e del Centro per riaffermare un ruolo saudita contro l’emergere della potenza persiana sotto le nuove spoglie del regime ierocratico iraniano, soprattutto oggi dopo l’avvenuto accordo sul nucleare che ha avuto come pilota il cambio di alleanza strategico militare tra Usa e potenze sunnite nell’area del Nord Africa. La Francia in questo contesto ha svolto un ruolo attivo soprattutto in Libia e nell’Africa Centrale, con l’ausilio tanto del Regno Unito quanto degli Usa.

L’intervento armato in un contesto che vede la Libia oggi divisa tra governi riconosciuti e governi non riconosciuti internazionalmente - e tra il ruolo dell’Egitto potente e armato diretto a coprire l’antemurale del Sinai dal dilagare dell’Isis - è oggettivamente un attacco alla presenza italiana in Libia che era, come aveva esplicitamente riconosciuto l’ultimo governo Berlusconi, l’interlocutore privilegiato di una media potenza regionale piena di ambizione come la Libia di Gheddafi. Le antiche ferite stavano per essere definitivamente rimosse e le alleanze geostrategiche di natura energetica vieppiù rafforzate. Le Primavere arabe con il crollo del regime di Gheddafi e la sua morte hanno fatto precipitare il plesso territoriale in una situazione di tribalismo pre-senussita, ossia pre-unitaria com’era la situazione libica dopo la predicazione dei Senussi e la loro auto-erezione in monarchia che aveva la legittimazione della lotta anticolonialista.

Oggi il disordine dilaga e si sono interrotte le trattative che non potevano che dar luogo a una Libia divisa secondo le sue secolari differenziazioni storico regionali. L’Italia è destinata nei disegni francesi a essere la vittima di questa nuova spartizione della Libia. Gli Usa paiono molto più vicini ai disegni del Regno Unito e della Francia che a quelli di un alleato fedele, ma debole come l’Italia.

Non essere ancora riusciti a risolvere, del resto, il problema di poter finalmente costruire un centro di ascolto di intelligence nella Sicilia del Sud, in un periodo di così grande instabilità e necessità di rispondere con le armi della forza dell’intelligenza, è forse la chiave di volta per comprendere che il destino dell’Italia - così come quello dell’ Europa - non si decide in Europa, ma in Africa e… in Sicilia.

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COMMENTI
04/03/2016 - commento (francesco taddei)

con la collaborazione attiva di napolitano e tutti gli europeisti a prescindere.

 
04/03/2016 - commento (Paolo Lardini)

Bellissimo articolo. Esprime anche il mio pensiero ma con una dovizia di particolari che non conoscevo. D'altra parte anche per un profano di politica internazionale come me, non poteva non sfuggire come nell'arco di qualche mese siano esplosi fronti conflittuali in tutto il nord africa in paesi con dicotomiche situazioni culturali, economiche, relazionali, sociali e in certi casi, religiose. L'aspetto più inquietante è che nonostante tutto ciò continuiamo ad essere proni e sudditi della Francia (e di chi sta sopra, ovvero gli usa, ue, fmi, nato ecc) anche con l'accordo bilaterale sottoscritto tra Italia e Francia in cui, tra altri aspetti, sotto le spoglie di un coordinamento scientifico internazionale, si è volute regalare alla Francia una porzione di Mar Tirreno (e non solo) prezioso alla Francia.