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ITALIA-LIBIA/ Il piano di Francia e Usa per farci fuori dal Nordafrica

Pubblicazione:venerdì 4 marzo 2016

Francoise Hollande (Infophoto) Francoise Hollande (Infophoto)

La morte di due tecnici italiani in Libia è una notizia che ci riempie di angoscia e di pena e che disvela tuttavia con una lucidità drammatica che l’illusione di portare a compimento la pacificazione libica con l’intervento armato non accompagnato da un sapiente lavoro diplomatico, e quindi di intelligence, è destinato alla sconfitta. La Libia non è mai stata uno Stato. Lo state-building non ha mai raggiunto la sua acme come è accaduto in alcuni e solo in alcuni plessi territoriali dell’Africa del Nord, ossia della sponda Sud del Mediterraneo. In questa fascia geopolitica abbiamo diversi modelli di aggregazione degli insediamenti umani relativamente stabili (per il grande ruolo del nomadismo nella formazione dei sistemi agnatici).

Gli aggregati umani con spazi territoriali contrassegnati da insediamenti millenari pre-romani, ossia l’Egitto e la cartaginese Tunisia. Insediamenti semistabili che derivano dalle partizioni secolari lasciate intatte sia dall’Impero ottomano, sia dal colonialismo europeo e all’indipendenza, come il Marocco. Nel XVII secolo la dinastia alawide conquista stabilmente il potere infondendogli una sacralità che ne garantisce la sopravvivenza sia sotto il dominio imperiale, sia sotto il colonialismo francese. Discende dal Profeta, attraverso la figlia Fatima e il cugino Ali, suo consorte, ma sono sunniti e non sciiti. Si tratta di un’ascendenza sceriffiana, dallo straordinario potere legittimante. Esso sopravvisse alla lotta tra le potenze europee per il controllo del Marocco all’inizio del Novecento (tra Francia, Germania e Regno Unito, sino alla stabilizzazione della presenza francese). E tale legittimazione è straordinariamente alimentata con grande intelligenza strategica dall’attuale monarchia che detiene e forma una classe dirigente di prim’ordine.

Questa sacralità agnatica manca completamente alla storia algerina che fu sempre sottoposta alle pressanti esigenze barbaresche degli stati cristiani sino allo genocidaria colonizzazione francese (le pagine di Tocqueville sono terribilmente eloquenti e mai citate da una schiera di lettori distratti e ipocriti); e solo nella lotta di liberazione dalla Francia l’Algeria forgiò la sua essenza di nazione con profonde divisioni interne tuttavia tra esercito, intelligence e partito unico, affermando il suo laicismo rivoluzionario sino alla recente lotta contro l’integralismo islamico wahabita, dal 1992 al 2000.

La Libia è invece un caso estremo di integrazione triblastica instabile conquistata recentemente alla fine dell’Ottocento dalla potente legittimazione religiosa dei senussi, che con una penetrazione religiosa pacificarono le tribù e aggregarono via via una serie di insediamenti profondamente tra loro differenziati in quanto a storia e tradizioni dalla Cirenaica alla Tripolitania alla Mauritania al Fezzan. La monarchia senussita di Re Idiris, sotto l’influenza del nasserismo, fu scacciata dalla Libia e il suo ruolo di unificazione conquistato dopo una lunga guerriglia contro la dominazione italiana violenta e sterminatrice di interi aggregati tribali fu sostituito da una nuova e nascente oligarchia intra-tribale guidata da Gheddafi e dalla sua discendenza agnatica. Gheddafi abolì l’esercito e lo sostituì con una forza armata di controllo autoreferenziale.

Nonostante la cacciata negli anni Cinquanta del Novecento degli italiani dalla Libia, il ruolo di pacificazione e di nostro insediamento economico si rafforzò con la politica energetica, cosicché si può affermare che l’Italia è la nazione di riferimento energetico in Libia da ormai più di un cinquantennio.


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COMMENTI
04/03/2016 - commento (francesco taddei)

con la collaborazione attiva di napolitano e tutti gli europeisti a prescindere.

 
04/03/2016 - commento (Paolo Lardini)

Bellissimo articolo. Esprime anche il mio pensiero ma con una dovizia di particolari che non conoscevo. D'altra parte anche per un profano di politica internazionale come me, non poteva non sfuggire come nell'arco di qualche mese siano esplosi fronti conflittuali in tutto il nord africa in paesi con dicotomiche situazioni culturali, economiche, relazionali, sociali e in certi casi, religiose. L'aspetto più inquietante è che nonostante tutto ciò continuiamo ad essere proni e sudditi della Francia (e di chi sta sopra, ovvero gli usa, ue, fmi, nato ecc) anche con l'accordo bilaterale sottoscritto tra Italia e Francia in cui, tra altri aspetti, sotto le spoglie di un coordinamento scientifico internazionale, si è volute regalare alla Francia una porzione di Mar Tirreno (e non solo) prezioso alla Francia.