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Politica

SCENARIO/ Folli: il rottamatore Renzi nelle mani dell'apparato Pd

Le primarie romane del Pd hanno incoronato Roberto Giachetti, ma è un voto d'apparato, che deve preoccupare Matteo Renzi. E la partita è tutta aperta, dice STEFANO FOLLI

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Stefano Folli scrive su Repubblica un commento con la consueta lucidità. Nelle prime righe c'è il giudizio sintetico dell'ex direttore del Corriere della Sera e attuale editorialista: "Il rispetto verso i romani e anche verso se stessi impone ai dirigenti del Pd di accettare i dati reali della primarie per quello che sono: l'evidenza di un sostanziale fallimento".

Lei si aspettava a Roma un simile risultato, Folli? Si temeva l'astensione alla vigilia del voto, ma i commenti di alcuni esponenti del Pd sono stati duri, molto duri. Che cosa prevede per le amministrative?

Il risultato è quello che è. Possiamo dire intanto una cosa, a parte i commenti problematici e certamente non positivi sull'affluenza. Perlomeno, in questa occasione, i candidati della segreteria del partito e del presidente del Consiglio, sia a Roma che a Napoli, hanno vinto, sono arrivati primi. Poi, che esista una sinistra divisa, un partito diviso al suo interno non è più un mistero per nessuno.

Ha abbastanza stupito il tono di questi commenti, come quello di Massimo D'Alema: "Vedo più osservatori che protagonisti". E un modo quasi velenoso per giudicare il risultato di queste primarie romane.

Certo D'Alema, più di altri, esprime il dissenso che esiste all'interno del partito. L'altra volta, nelle precedenti primarie, andarono a votare 95mila persone, che qualcuno poi arrivò a "gonfiare" fino a 105mila. C'è sempre qualche aggiustamento. Questa volta si parla di circa 40mila o 50mila persone che hanno partecipato a questa nuova selezione delle primarie, che hanno di fatto sostituito le vecchie selezioni fatte dai partiti. Insomma, a conti fatti, si arriva al non voto di quasi il 55 per cento. Non è di certo un bel segnale. E questo può avere indubbiamente un'influenza sul risultato finale delle amministrative.

Che ipotesi si possono fare in base a queste primarie?

Insomma, il problema reale non è di certo Roberto Giachetti, ma le divisioni all'interno del partito. Le previsioni a questo punto diventano veramente difficili e problematiche. Possiamo aggiungere che si sprecano. Bisogna vedere a che punto arriva il dissenso a sinistra. Questo è il punto cruciale, a meno di non credere che questo risultato sia semplicemente un episodio che si accumula tra i tanti della vicenda romana".

C'è chi sostiene che la lista di Stefano Fassina, insomma la sinistra del Pd, avrebbe una percentuale che si aggira in torno al 12 per cento.

Mi pare un'esagerazione. Non credo che da solo, Fassina, con la sua lista, possa raggiungere una simile percentuale. Se, come dicevo non si tratta di un semplice episodio, c'è invece da considerare il malcontento generale di una parte della sinistra che potrebbe influire. Parlo di tanti esponenti della sinistra che potrebbero in qualche modo diventare un punto di riferimento. Lei parla di Fassina, cita il commento di D'Alema, ma mi lasci aggiungere: che incognita può riservare l'ex sindaco Ignazio Marino? E' evidente che ci troviamo di fronte a tante varianti che alla fine possono giocare contro il successo di Giachetti.

Alla fine sembra che sia proprio un grande dissenso a sinistra che può compromettere le possibilità di vittoria di Giachetti. Ma fino a che punto?


COMMENTI
09/03/2016 - Caro folli non sia così drammatico con Renzi (orazio bacci)

Non è che la situazione stia precipitando, Renzi è uno abbastanza polso per districarsi nelle prospettive pure subdole nelle quali tendono ha imbrigliarlo, non manca d'astuzia ed è abbastanza in gamba pur essendo giovane e piuttosto navigato, per me il Pd non può che vagare e scindersi senza Renzi, non possono giocare questa carta, l'ho detto giovane ma navigato! Renzi è l'unico che stà tentando di portarci fuori da ancora incipiente recessione!