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Politica

CAOS RENZI/ Se Matteo sbaglia su Regeni come sulla Libia

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Ora, è vero che l'Italia è il Paese dove, quando Aldo Moro scriveva le sue lettere dal carcere delle Brigate rosse, c'era un battaglione di intellettuali e politici che sostenevano che "quelle lettere non erano ascrivibili moralmente a Moro" e che bisognava schierarsi a difesa dello Stato.

Ma sulla tragedia di questo ragazzo ci sarà pure qualcuno che avrà il fegato di separare affari internazionali e crudeltà poliziesche, per stabilire verità senza compromettere le intese comuni in politica estera.

A ben vedere, il groviglio libico e il dramma di Regeni è intrecciato da una situazione geopolitica infernale. I due fatti non si dovevano parzialmente schivare o evitare, come è stato fatto all'inizio, neppure prolungare e rinviare nel tempo, come ha fatto invece il nostro primo ministro giovanilista e il suo apparato. Veloce e rapido ai computer, ma lento come la fame in scelte politiche rilevanti.

Durante la famosa "notte di Sigonella" del 1984, il premier italiano dell'epoca, Bettino Craxi, respinse il diktat del colonnello Oliver North inviato da Ronald Reagan, facendo circondare la squadra dei soldati americani dai carabinieri italiani. Ma mai e poi mai quel premier mise in discussione l'alleanza con gli Stati Uniti.

E' possibile che oggi l'inquilino di Palazzo Chigi dica e non dica, prometta e non prometta? Faccia intendere che l'Italia sarà la capofila nell'operazione libica e poi si accodi ai "suggerimenti" di Paolo Mieli, il vecchio stratega e suggeritore degli ex poteri forti italiani oggi in agonia? E la sortita di Mieli martedì sul Corriere è stata un'anticipazione per aiutare Renzi o un avvertimento che arriva da altre parti, dove l'impareggiabile Mieli si è accasato?

Resta il fatto che l'imbarazzo di Renzi rivela una mancanza di volontà politica, di decisione nell'affrontare i problemi in termini reali. O si dice chiaramente che la nuova dottrina Obama, il subappalto di una leadership regionale anche militare, non viene accettata, oppure si affronta la realtà per quella che è, con una valutazione complessiva che tiene conto dei limiti di movimento dell'Italia per questioni di opinione pubblica o di tenuta di governo. Il resto è solo indecisione cronica, che alla fine si trasformerà in boomerang.

Non esistono molte variazioni sul tema, suggerimenti correttivi, come il solo governo della Tripolitania proposto, sempre sul Corriere della Sera, dall'ex amministratore dell'Eni Paolo Scaroni. Un federalismo libico sembra un po' azzardato. Forse neppure Umberto Bossi avrebbe osato immaginarlo.

Intrecciato, come si diceva, c'è poi il caso Regeni. Su cui si nota già un generale accordo mediatico: la verità non si saprà mai. Purtroppo può darsi che sia così. Ma si può mostrare una volontà più marcata che non le consuete dichiarazioni di prammatica? 


COMMENTI
01/04/2016 - Bell'articolo (ALBERTO DELLISANTI)

Articolo giustamente dedicato "alla mancanza di volontà politica, di decisione nell'affrontare i problemi reali" da parte di messer Renzi Matteo. Il capo del Governo (e capo del partito della nazione....!?) è in trasferta negli USA. Ma con quale profitto? Visto che non va (non ne è capace?) al nocciolo delle vicende che si chiamano ad esempio Regeni, o la Libia. Il presidente del Consiglio è "giovanilista" (pure la sua cerchia di addetti), è "rapido ai computer", lesto nel contarla su, tutto all'opposto nelle "scelte politiche rilevanti". Bell'articolo, tocca più punti. A tratti è come se spiegasse per filo e per segno nonostante le pennellate veloci: la Merkel, il Marino, l'Alfano Angelino, la dolorosissima vicenda di Giulio Regeni, Bettino Craxi e la "notte di Sigonella" del 1984, ecc. ecc. Chissà cosa ha detto Obama al riguardo dell'accordo (discutibilissimo, e allo stato solo sulla carta) tra UE e Turchia di questi giorni. Me lo chiedo per difetto di informazione.