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GRILLO BURATTINO / La vignetta di Vauro dopo la morte di Gianroberto Casaleggio: è satira? (Oggi, 12 aprile 2016)

Grillo burattino, la vignetta di Vauro sulla morte di Gianroberto Casaleggio fa scoppiare la bufera sui social e sul web: è una dedica, una satira o un attacco indegno? Cosa è satira?

La vignetta di Vauro pubblicata su sito online di Ansa La vignetta di Vauro pubblicata su sito online di Ansa

Con la morte di Gianroberto Casaleggio la dedica quasi immediata arriva dal vignettista Vauro: un Beppe Grillo burattino con i fili tagliati, ovvero senza più il burattinaio che lo controlla, con la scritta “È morto Casaleggio”. E il web fa boom: spopola e come sempre ci si divide, tra i (tanti) infastiditi e imbufaliti per la mancanza di rispetto dimostrata dal celebre vignettista satirico Vauro, e quelli che difendono la possibilità di una provocatoria ma perfetta satira politica. Da sciacallo a irrispettoso fino a “vergognati” sono gli epiteti e i messaggi più frequenti contro Vauro in questo momento in giro, qua e là sui social mentre si celebra il “circo” per la morte di un uomo, Gianroberto Casaleggio, a cui va il più sentito messaggio di cordoglio (e per chi vuole di una silenziosa ma onesta preghiera) con moltissimi che scrivono e ricordano il fondatore del Movimento 5 Stelle. Ma il problema è politico o c’è dell’altro prima? Per molti Grillo era sì il “burattino” ovvero l'esecutore e grande comunicatore delle idee del guru web “futurista” Casaleggio ma con questa vignetta forse oggettivamente si è andati oltre. Ma oltre a cosa si chiedono in tanti? Già, giudicare questo a prescindere da tutto il resto, si potrebbe dire che “l’omaggio” sia più irrispettoso che provocatorio per una persona comunque venuta a mancare. Dal punto di vista della satira ha certamente colto nel segno, con il futuro del Movimento 5 Stelle che ora rimane in grosso dubbio; ebbene, la vera domanda (forse) da porsi è perché in questo caso si tratta di un indegno attacco “vergognoso” e nel caso di altre vignette, a volte ben più pesanti, magari di Charlie Hebdo, si gridi alla libertà di parola, informazione e satira. Dove sta il vero? L’uomo di per sé non ce l’ha, forse solo caso per caso, persona per persona, può essere visualizzato e considerato e una legge “eterna” della satira manca: ma bisogna decidersi, satira e rispetto vanno di pari passo? E soprattutto, il problema è essere rispettosi oppure andare a cogliere il senso vero dei fatti, anche gravi, di una morte come di una tragedia?

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