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Politica

REFERENDUM TRIVELLE/ Dal petrolio a Renzi, ecco cosa c'è in gioco

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Subito dopo, con gli scandali della Basilicata, il referendum è diventato una questione ambientale di carattere generale, con la pretesa delle associazioni per una politica energetica su basi diverse, nelle forme e nei contenuti.

È ovvio che non mancano argomenti giusti anche in questo senso: siamo inondati di petrolio da tutte le parti del mondo, ad un prezzo peraltro modesto; da tempo gli stati, attraverso accordi internazionali, stanno impegnandosi per una riduzione delle emissioni di CO2; e la politica energetica europea non punta più sul petrolio.

Che senso ha allora perforare in Italia, viste anche le conseguenze sull'ambiente e sulla salute? Gli argomenti, da questo punto di vista, sono tanti e, per quanto controversi, non convincono a favore dell'estrazione del greggio, semmai appare ragionevole fermare tutto.

Ma non è più questo il punto. Infatti, adesso, anche se non è detto espressamente, il referendum ha assunto un significato politico inedito: quello di una chiara sfida alla leadership di Renzi, anche se quasi tutti i Consigli promotori sono a maggioranza Pd. Una sfida che traguarda, oltre alle amministrative di giugno, anche il referendum costituzionale.

Chi ha fatto assumere questo significato al referendum sulle trivelle è stato Gianni Cuperlo con il suo intervento all'ultima direzione del Pd, convocata per allineare i dissenzienti sulle dichiarazioni di Renzi e finita, invece, in un vero disastro per il premier/segretario. Cuperlo ha esordito dicendo che lui non è un esperto della questione energetica e subito dopo ha affermato che la leadership di Renzi non è adeguata nel merito e nel metodo. Ha criticato l'uso della riforma costituzionale come strumento per spazzare via l'opposizione, "l'opposto di uno spirito costituente", aggiungendo "più tu lo personalizzi quel referendum (quello costituzionale) e lo carichi di significati impropri, più tu alimenti le ragioni del dissenso anche dentro il tuo campo e il tuo partito". L'accusa più grave, infine, è stata di avere creato una "corrente di potere", di spingere diversi ad abbandonare la loro appartenenza e di non mostrarsi all'altezza del ruolo ricoperto, e cioè "di non stare mostrando la statura di un leader anche se a volte purtroppo coltivi l'arroganza dei capi".

Che dire? Molto più di una decisione sulle trivelle; i voti di domenica prossima saranno la prima voce che apertamente dopo due anni di dominio assoluto si leverà per difendere la democrazia nel nostro Paese, perché di questo si tratta.

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COMMENTI
13/04/2016 - Referendum su proroga concessioni petrolifere (Federico Reseghetti)

Al di là dei ragionamenti in punta di diritto del prof. Labella, la questione è semplice: per un'elezione politica o amministrativa il diritto di votare è scarosanto; se non voti lasci scegliere a chi invece va a votare e deleghi ad altri una scelta, qualunque sia la percentuale di chi esprime il suo voto; invece per il referendum esiste per legge l'obbligo del quorum; se non lo si raggiunge significa che la maggioranza dei cittadini non ritiene utile o magari ritiene dannoso il quesito posto; è una scelta di opportunità politica per far prevalere la propria posizione; se si è certi di vincere si va a votare per il no; se non si è certi, (quando poi. come nel caso in oggetto, la questione è stata strumentalizzata e mal posta dalla propaganda di chi promotori e dai media, ciascuno ha il sacrosanto diritto di scegliere di non andare a votare, per far fallire il referendum. Un inciso finale. Lasciamo le dispute sui doveri civici e giuridici (in questo caso accademici e fuori luogo, se non addirittura di parte ancorché autorevoli) e guardiamo in faccia alle questioni poste dalla realtà, nel rispetto delle leggi e soprattutto per per il bene del paese.

 
13/04/2016 - Questione mal posta? (Franco Labella)

Continuo a credere che molti dei dubbi o delle incertezze (per non parlare di veri e propri fraintendimenti) che animano spesso sia il dibattito politico che gli interventi della pubblica opinione come nel caso dei commenti derivano da una imperfetta, per usare un eufemismo, conoscenza, a livello elementare, di fonti e concetti giuridici di base. Me lo dice l'esperienza di insegnante ma non solo. Perchè questa lunga premessa? Perchè leggo un commento, quello di Reseghetti, in cui si scrive di "questione sull'art. 48 mal posta". Il testo del primo comma è questo:"Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico". Lineare e con l'unica complicazione di sapere perchè fu scritto "dovere civico" anzichè "dovere giuridico" che è l'aggettivazione solita ed attesa. Cosa ci possa essere di "mal posto" su una affermazione lineare ed inusuale come del voto dovere e non solo diritto mi è difficile (ma sarà un mio limite) capirlo. Così come mi ancor piu' difficile perchè, contestando nel merito il quesito, sia complicato o poco pratico, se si è convinti di quello, far prevalere il mantenimento della norma votando un chiaro "no" anzichè praticare la scorciatoia della diserzione alle urne. E' stato anche scritto da Michele Ainis che esistono norme vigenti che puniscono chi, investito di pubblici poteri (e Renzi ed i ministri che invitano a disertare le urne lo sono) invita all'astensione. Allora perchè si insiste e con quali argomentazioni?

 
12/04/2016 - REFERENDUM su prosecuzione estrazione petrolio (Federico Reseghetti)

Premetto che non ho molta simpatia per Renzi e sono intenzionato a votare no al referendum sulla legge costituzionale. Un vero obbrobrio per il caos creato con l'abolizione delle province, l'accentramento statale dei poteri le nomine e non l'elezione di senatori e consiglieri provinciali (per assecondare le forzature mediatiche ispirate da certi poteri). Nell'articolo di Mangiameli la questione sull'art. 48 mi sembra mal posta. Se non ci fosse il quorum, sarebbe condivisibile. Il non voto per far fallire il referendum è una scelta obbligata, vista la scorretta informazione sui media nel merito, e tutta sbilanciata all'inganno sul quesito, per farne di fatto una strumentalizzazione di lotta politica. Non si tratta di trivellare, ma di prorogare delle concessioni esistenti. (Si pensi magari poi a ricontrattarle). Del resto sulla legge 40 vinse l'astensione o mi sbaglio? Ci saranno pure poi delle questioni politiche di cattiva gestione della questione da parte di Renzi, ma poi nel concreto se vincesse il sì al referendum, subito qualche miglia più al largo delle stesse ci sarebbe la gara a chi arriva primo (allora sì a trivellare). Peraltro condivido le note critiche già espresse dai due precedenti commenti.

 
12/04/2016 - referendum (TORREMBINI FABIO)

l'intervento di Grossi è perlomeno irrituale. Votare è un dovere (art. 48), ma non un obbligo (non sono previste sanzioni infatti), tanto che la Costituzione stessa prevede la nullità del referendum in caso di non raggiungimento del quorum. Il non voto in questo caso è una scelta/opzione che incide direttamente sull'esito della questione posta nel quesito. Ben diverso il caso dell'astensione alle elezioni politiche/amministrative, laddove anche una piccola minoranza può decidere per tutti. Per il resto..., lasciamo perdere. ad oggi siamo inondati di petrolio a costi bassissimi, voglio vedere quando l'oro nero ritornerà a 100 o 150 dollari al barile....

 
12/04/2016 - referendum (Pierluigi Assogna)

Cito dall'articolo. "Che senso ha perforare in Italia..." e infatti concedere agli estrattori di prosciugare i giacimenti utilizzando PERFORAZIONI GIA' FATTE da un punto di vista logico diminuisce la richiesta di NUOVE perforazioni. Continuare a parlare di, o ad alludere, a trivellazioni e perforazioni è illogico e fuorviante. Ma tant'è. Un altro discorso è lamentare il gatto che le royalty incassate dalle attuali concessioni sono troppo favorevoli agli estrattori, ma questo non si mi pare si risolva chiudendo tutto al più presto.

 
12/04/2016 - Ancora un grazie al prof. Mangiameli (Franco Labella)

Non posso che ringraziare pubblicamente, come cittadino e come docente di Diritto, il prof. Mangiameli. Lo ringrazio per la chiarezza e per la analiticità del suo articolo. Vorrei, però, in particolare ringraziarlo per l'opportuno riferimento all'art. 48 della Costituzione che definisce il voto "dovere civico". Nel mio piccolo, ai miei studenti, quando spiego e commento l'articolo cerco di trasmettere l'idea che aver completato la definizione del piu' importante diritto politico anche in termini di dovere, sia pure definito "civico" e non giuridico, è il lascito piu' significativo del carattere antifascista della Carta. Speriamo che i cittadini colgano l'occasione per dimostrare di essere sensibili al richiamo alla partecipazione democratica. L'astensione è, sempre, scegliere di non esserci. Anche quando è legittimo "non esserci", non è mai auspicabile il silenzio e l'assenza. Perciò andiamo a votare. Quello che vogliamo , ma andiamoci.