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REFERENDUM TRIVELLE/ Dal petrolio a Renzi, ecco cosa c'è in gioco

Assomiglia a un referendum su una materia tecnica, ma di politica energetica è rimasto poco: quello del 17 aprile sarà un voto pro o contro Renzi. Ecco perché. STELIO MANGIAMELI

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

REFERENDUM TRIVELLE 17 APRILE 2016. Il 17 aprile gli italiani saranno chiamati al voto referendario su un quesito molto particolare: decidere se le piattaforme petrolifere che si trovano in mare entro le 12 miglia dalla costa debbano cessare la loro attività al termine della concessione (30 anni), oppure continuare l'estrazione sino alla fine della durata di vita utile del giacimento, prorogando sine die le concessioni delle compagnie petrolifere.

Il referendum trivelle è stato promosso, per la prima volta nella storia della Repubblica, da nove Consigli regionali.

Il governo e la maggioranza del Pd sono ostili al referendum sulle trivelle e per ostilità hanno fissato la data del referendum la prima domenica utile, in modo da parlarne il meno possibile; hanno evitato di accorpare il voto referendario con le amministrative, spendendo così il doppio, 300 milioni di euro, anziché 150 milioni; e hanno invitato gli italiani a disertare il voto, facendo un'affermazione contraria alla Costituzione per la quale il voto, qualunque voto — anche quello referendario — è un "dovere civico", come ha ricordato ieri il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, affermando che "si deve votare" e che "partecipare al voto significa essere pienamente cittadini. Fa parte della carta d'identità del buon cittadino". 

Per l'ostilità di Renzi e dei suoi è stato imposto il divieto di propaganda ai Consigli regionali che hanno promosso l'iniziativa; ma, quale che sarà il risultato, i Consigli promotori hanno ottenuto il loro scopo e il significato assunto dal referendum trascende ormai la pur significativa questione della durata delle concessioni delle trivelle.

Andiamo con ordine.

Questo referendum sulle trivelle faceva parte di un pacchetto di sei quesiti che la Cassazione nel novembre del 2015 aveva dichiarato legittimi e trasmessi, perciò, alla Corte costituzionale per la dichiarazione di ammissibilità.

I sei referendum, tutti in materia di idrocarburi, erano una rivendicazione dei Consigli regionali dopo che la legislazione statale aveva disposto l'esclusione di ogni partecipazione regionale nella politica energetica. 

Le richieste referendarie, compresa quella per la quale si voterà domenica 17 aprile, erano perciò una semplice questione politica di partecipazione di rappresentanze dei diversi livelli di governo.

Con la legge di stabilità approvata a fine dicembre il governo modifica le norme su cui insistevano le richieste dei Consigli regionali, nell'intento poco corretto di impedire lo svolgimento dei referendum.

Tuttavia, la Cassazione ha potuto trasferire un quesito sulle disposizioni della legge di stabilità e la Corte costituzionale ha ammesso il referendum.

Ecco perché i Consigli hanno comunque vinto, perché hanno mostrato al governo che la via della non collaborazione non paga e pensare di decidere tutto da solo contro la volontà dei territori apre conflitti incolmabili.


COMMENTI
13/04/2016 - Referendum su proroga concessioni petrolifere (Federico Reseghetti)

Al di là dei ragionamenti in punta di diritto del prof. Labella, la questione è semplice: per un'elezione politica o amministrativa il diritto di votare è scarosanto; se non voti lasci scegliere a chi invece va a votare e deleghi ad altri una scelta, qualunque sia la percentuale di chi esprime il suo voto; invece per il referendum esiste per legge l'obbligo del quorum; se non lo si raggiunge significa che la maggioranza dei cittadini non ritiene utile o magari ritiene dannoso il quesito posto; è una scelta di opportunità politica per far prevalere la propria posizione; se si è certi di vincere si va a votare per il no; se non si è certi, (quando poi. come nel caso in oggetto, la questione è stata strumentalizzata e mal posta dalla propaganda di chi promotori e dai media, ciascuno ha il sacrosanto diritto di scegliere di non andare a votare, per far fallire il referendum. Un inciso finale. Lasciamo le dispute sui doveri civici e giuridici (in questo caso accademici e fuori luogo, se non addirittura di parte ancorché autorevoli) e guardiamo in faccia alle questioni poste dalla realtà, nel rispetto delle leggi e soprattutto per per il bene del paese.

 
13/04/2016 - Questione mal posta? (Franco Labella)

Continuo a credere che molti dei dubbi o delle incertezze (per non parlare di veri e propri fraintendimenti) che animano spesso sia il dibattito politico che gli interventi della pubblica opinione come nel caso dei commenti derivano da una imperfetta, per usare un eufemismo, conoscenza, a livello elementare, di fonti e concetti giuridici di base. Me lo dice l'esperienza di insegnante ma non solo. Perchè questa lunga premessa? Perchè leggo un commento, quello di Reseghetti, in cui si scrive di "questione sull'art. 48 mal posta". Il testo del primo comma è questo:"Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico". Lineare e con l'unica complicazione di sapere perchè fu scritto "dovere civico" anzichè "dovere giuridico" che è l'aggettivazione solita ed attesa. Cosa ci possa essere di "mal posto" su una affermazione lineare ed inusuale come del voto dovere e non solo diritto mi è difficile (ma sarà un mio limite) capirlo. Così come mi ancor piu' difficile perchè, contestando nel merito il quesito, sia complicato o poco pratico, se si è convinti di quello, far prevalere il mantenimento della norma votando un chiaro "no" anzichè praticare la scorciatoia della diserzione alle urne. E' stato anche scritto da Michele Ainis che esistono norme vigenti che puniscono chi, investito di pubblici poteri (e Renzi ed i ministri che invitano a disertare le urne lo sono) invita all'astensione. Allora perchè si insiste e con quali argomentazioni?

 
12/04/2016 - REFERENDUM su prosecuzione estrazione petrolio (Federico Reseghetti)

Premetto che non ho molta simpatia per Renzi e sono intenzionato a votare no al referendum sulla legge costituzionale. Un vero obbrobrio per il caos creato con l'abolizione delle province, l'accentramento statale dei poteri le nomine e non l'elezione di senatori e consiglieri provinciali (per assecondare le forzature mediatiche ispirate da certi poteri). Nell'articolo di Mangiameli la questione sull'art. 48 mi sembra mal posta. Se non ci fosse il quorum, sarebbe condivisibile. Il non voto per far fallire il referendum è una scelta obbligata, vista la scorretta informazione sui media nel merito, e tutta sbilanciata all'inganno sul quesito, per farne di fatto una strumentalizzazione di lotta politica. Non si tratta di trivellare, ma di prorogare delle concessioni esistenti. (Si pensi magari poi a ricontrattarle). Del resto sulla legge 40 vinse l'astensione o mi sbaglio? Ci saranno pure poi delle questioni politiche di cattiva gestione della questione da parte di Renzi, ma poi nel concreto se vincesse il sì al referendum, subito qualche miglia più al largo delle stesse ci sarebbe la gara a chi arriva primo (allora sì a trivellare). Peraltro condivido le note critiche già espresse dai due precedenti commenti.

 
12/04/2016 - referendum (TORREMBINI FABIO)

l'intervento di Grossi è perlomeno irrituale. Votare è un dovere (art. 48), ma non un obbligo (non sono previste sanzioni infatti), tanto che la Costituzione stessa prevede la nullità del referendum in caso di non raggiungimento del quorum. Il non voto in questo caso è una scelta/opzione che incide direttamente sull'esito della questione posta nel quesito. Ben diverso il caso dell'astensione alle elezioni politiche/amministrative, laddove anche una piccola minoranza può decidere per tutti. Per il resto..., lasciamo perdere. ad oggi siamo inondati di petrolio a costi bassissimi, voglio vedere quando l'oro nero ritornerà a 100 o 150 dollari al barile....

 
12/04/2016 - referendum (Pierluigi Assogna)

Cito dall'articolo. "Che senso ha perforare in Italia..." e infatti concedere agli estrattori di prosciugare i giacimenti utilizzando PERFORAZIONI GIA' FATTE da un punto di vista logico diminuisce la richiesta di NUOVE perforazioni. Continuare a parlare di, o ad alludere, a trivellazioni e perforazioni è illogico e fuorviante. Ma tant'è. Un altro discorso è lamentare il gatto che le royalty incassate dalle attuali concessioni sono troppo favorevoli agli estrattori, ma questo non si mi pare si risolva chiudendo tutto al più presto.

 
12/04/2016 - Ancora un grazie al prof. Mangiameli (Franco Labella)

Non posso che ringraziare pubblicamente, come cittadino e come docente di Diritto, il prof. Mangiameli. Lo ringrazio per la chiarezza e per la analiticità del suo articolo. Vorrei, però, in particolare ringraziarlo per l'opportuno riferimento all'art. 48 della Costituzione che definisce il voto "dovere civico". Nel mio piccolo, ai miei studenti, quando spiego e commento l'articolo cerco di trasmettere l'idea che aver completato la definizione del piu' importante diritto politico anche in termini di dovere, sia pure definito "civico" e non giuridico, è il lascito piu' significativo del carattere antifascista della Carta. Speriamo che i cittadini colgano l'occasione per dimostrare di essere sensibili al richiamo alla partecipazione democratica. L'astensione è, sempre, scegliere di non esserci. Anche quando è legittimo "non esserci", non è mai auspicabile il silenzio e l'assenza. Perciò andiamo a votare. Quello che vogliamo , ma andiamoci.