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REFERENDUM TRIVELLE/ La bufala di Renzi per nascondere i favori ai petrolieri

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Emblematica è la posizione assunta al riguardo dal Corriere della Sera. Se Michele Ainis nell'editoriale del 30 marzo aveva giudicato con sufficienza l'azione referendaria ("Pinzillacchere, direbbe Totò"), una volta divulgata la notizia dell'inchiesta che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi, lo stesso direttore Lucio Fontana il 2 aprile si è affrettato a rimarcare l'importanza dell'iniziativa ("Solo il sospetto che dietro le autorizzazioni alla ricerca di nuovi giacimenti in mare si nasconda l'interesse, oltre che delle compagnie, di affaristi locali e nazionali può cambiare la natura della scelta che i cittadini dovranno fare il 17 aprile").

Il fatto è che il Governo non ha spiegato il motivo per cui ha reso temporalmente indeterminate le concessioni già rilasciate per le attività di ricerca e di estrazione degli idrocarburi. Piuttosto che essere prorogabili in presenza di stringenti condizioni ambientali ed economiche, valutabili dallo Stato d'intesa con regioni ed enti locali, dette concessioni sono ora prorogate senza fine per legge, potendo valere "per la durata di vita utile del giacimento" (art. 1, comma 239, legge 208/2015). Le società petrolifere concessionarie, pertanto, potranno continuare a svolgere la propria attività secondo le precedenti condizioni economiche e senza sottostare a nuove valutazioni pubbliche sulla convenienza economica e sulla sostenibilità ambientale di nuove proroghe. Per giunta, trattandosi di un rinvio senza fine, saranno rinviate all'infinito pure le spese per la dismissione delle piattaforme marine, poste a carico delle medesime società alla scadenza delle predette concessioni.

La scelta energetica del Governo in tema di trivelle, insomma, pure a trascurare le ragioni ambientali seriamente coinvolte (si pensi al pericolo di disastri pari a quello del 2010 nel Golfo del Messico), è economicamente dubbia. Essa contrasta con i più elementari principi di competitività economica e di garanzia dell'accesso non discriminatorio alle attività di sfruttamento degli idrocarburi. Piuttosto che favorire la concorrenza a beneficio delle finanze statali, il Governo sembra aver favorito i vecchi concessionari; piuttosto che favorire il mercato, il Governo sembra aver favorito i vecchi mercanti, liberandoli da una dispendiosa concorrenza con i nuovi.

A titolo esemplificativo, si immagini che una famiglia non particolarmente benestante erediti un vecchio e mal messo appartamento e che, piuttosto che svenderlo, decida di darlo in locazione per un certo numero di anni, con l'accordo di compensare le spese di ristrutturazione con la mancata riscossione del canone mensile. Si immagini, tuttavia che, poco prima della scadenza, il Governo intervenga con legge, prorogando senza fine la durata di quel contratto alle medesime precedenti condizioni economiche. Per giunta, si immagini che, alle comprensibili e incredule reazioni dei proprietari, quel Governo reagisca piccato, denigrando le obiezioni degli stessi. Questo, senza tanti giri di parole, è quanto è accaduto.

Senza trasparenza non può esserci né libero mercato, né democrazia. Ecco perché il referendum sulle trivelle riveste un altissimo valore simbolico.



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COMMENTI
17/04/2016 - Ancora sul voto (ALBERTO DELLISANTI)

Riprendo il commento. Non solo leggendo il Signor Reseghetti, ho maturato il voto per il NO all'abrogazione. Se poi vincerà il SI',non cascherà il mondo. L'attività estrattiva italiana non finirà, visto il raggio limitato del sopravvissuto quesito referendario. Non enfatizzerei niente, dopo che tutti gli altri quesiti suscitati da nove Regioni (le adriatiche Veneto, Marche, Molise, Puglia) oltre alla Basilicata, Calabria, Campania, Sardegna, Liguria, hanno trovato un buon componimento tra Stato Centrale e Regioni. Resta il valore politico vario di cui il Referendum è stato caricato da plurime direzioni: Renzi che deborda, in primis; qualche ufficio di Giustizia; presidente di Regione tipo Emiliano con la sua vis ideologica.Non cascherà il mondo se vincerà il NO. Non cascherà nemmeno se non si raggiungerà il quorum del 50% + 1 di italiani andati al seggio. Ma se anche solo avrà votato un interessante, inatteso (fino a pochi giorni fa) numero di elettori, sarà un buon messaggio per Renzi. Renzi ha dei numeri per fare il leader. Però gliene manca qualcuno. Se per caso riesce a riformare, per primo, il suo carattere e la sua applicazione di civil servant, in stretta collaborazione con altri "numeri uno" chiamati ai Ministeri al posto dei suoi affezionati, di seconda fila, (Serracchiani o Boschi che siano, Guerini o Lotti che siano, ecc ecc, passi Carrai, o non passi che siano...) farà la gioia di tanti italiani, non solo dei renziani che tali saranno finchè conveniente.

 
16/04/2016 - Le contraddizioni di Reseghetti e non solo lui.. (Franco Labella)

L'invito alla diserzione dalle urne viene motivato con la pretestuosità del quesito referendario eppure anche Reseghetti poi utilizza tre quarti dello spazio del suo commento per fornire elementi a confutazione delle tesi del "si". Decisamente difficile allora capire come, con queste premesse, la conclusione sia "statevene a casa" o l'"andate al mare" di craxiana memoria. No, se siamo convinti delle ragioni esposte da Reseghetti, andiamo a votare un bel "no"! Ma Reseghetti, in quanto a contraddizioni, non è solo ed è in buona compagnia. Non sono stato l'unico che si è divertito a ricercare contributi di Napolitano "coerenti" con l'attuale posizione di non partecipazione al voto. L'ha fatto ieri sera pure Crozza con un messaggio dell'allora custode della Costituzione nel 2011 a Pannella con una sorta di panegirico del referendum. Io, però, non ne sono molto meravigliato perchè quando era Presidente, Napolitano arrivò persino a celebrare "Cittadinanza e costituzione". Cosa è? E' la materia scolastica che non c'era e non c'è (non ha monte ore e non la cercate nelle pagelle dei vostri figli studenti delle superiori)ma la Gelmini prima e la Giannini ora la considerano lo strumento che dovrebbe consentire, nelle scuole, lo studio e la conoscenza della Costituzione. Sempre lei, quella dell'articolo 48 che molti sembrano ignorare e non considerare. Anche se ne sono stati, per un lungo periodo, i custodi.

 
15/04/2016 - Referendum (Federico Reseghetti)

Se si vuol far opposizione si usino ben altri argomenti che una polemica su una questione che è solo strumentale. Stiamo al quesito che riguarda le concessioni da prorogare o meno; si tratta di 2 o 3 concessioni riguardandanti estrazione di petrolio (6 x cento) su un totale che per il 94 x cento concerne estrazione di gas (fra l'altro una forma di energia poco inquinante). In tutto il mondo non c'è alcun esempio di abbandono di giacimenti non esauriti. Non ci sono tecnologie per la loro messa in sicurezza se le piattaforme fossero abbandonate senza averne completato l'estrazione. Vogliamo lasciare tutto incompiuto e inventarci nuove metodiche con i rischi connessi? Ma vogliamo proprio farci del male? Le forme di energia rinnovabili, verso le quali dovremo tendere x il futuro, attualmente sono totalmente marginali ed insufficienti che non possono soddisfare il nostro fabbisogno energetico. Sono state e potranno essere finanziate tramite la tassazione delle fonti fossili. Il processo dovrà essere graduale. Nel frattempo paghiammo caro le forniture estere. Chi se ne frega se vengono da paesi del terzo mondo. Importante non toccare il nostro giardino. Se non si vuole aspettare un processo graduale, si abbia poi l'onestà di non lamentarsi x i costi della nostra energia. Per questo conviene tenerci le fonti già in fase di utilizzo che meno ci costano, fermo restando che sono sicure perché controllate x inquinamento e sicurezza da più enti statali. Che senso ha quindi andare a votare?

 
15/04/2016 - Votare comunque... (Franco Labella)

Posso suggerire alla signora Mazzola, convinta che ci sia un problema occupazionale importante, di andare a votare? Sempre meglio votare che non votare. Perché la disaffezione alla partecipazione passa anche per momenti come questo. E poi non ha senso lamentarsene come leggerà qui: "...l'insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono". Sa signora Mazzola da dove ho estratto il virgolettato? Non ci crederà: dal discorso di insediamento, per il secondo mandato, di Giorgio Napolitano. Quello che ora invita a non partecipare al referendum.

 
15/04/2016 - Infine vado a votare (ALBERTO DELLISANTI)

Renzi ha promosso l'astensione. E' una posizione indebita per un Primo Ministro. Il Presidente della Corte Costituzionale ha promosso l'andare a votare. Più realista del Re, più Renzista di Renzi. Ha passato sotto silenzio l'articolo della Costituzione che riconosce il positivo diritto di astensione, visto che si tratta di abrogare (e non di approvare o di disapprovare, come faremo per il pasticcio costituzionale apparecchiato da Messer Matteo e dalla innovante Maria Elena nel prossimo autunno). Sono note le ragioni di chi NON VUOLE abrogare. Attengono alla sicurezza delle strutture in funzione (che non fanno temere un disastro come Messico 2010) e all'apprezzamento di un'industria (da non demonizzare) che comporta anche buoni posti di lavoro. Le ragioni di chi VUOLE abrogare (forse meno note?) si trovano con consueta chiarezza qui scritte dal Prof. Tondi Della Mura. Non ho ancora deciso tra votare sì, o no. Ma vado a votare. Farlo è divenuto politicamente importante. Più alto il quorum di votanti, meglio sarà. A quorum che sia raggiunto, che vinca il SI', o il NO, non verranno meno le possibilità di una politica più coordinata (in materia) tra centro e periferia, in luogo di politiche espressione del Capo. Mica sono un Regionalista (il centrosinistra esagerò..!). Est modus in rebus... Ad esempio la Sanità Regionalizzata è fonte di sperperi per gli italiani (e di lauti guadagni in loco, per pochi).

 
15/04/2016 - Io non voto (claudia mazzola)

E poi non lamentiamoci se non ci sono posti di lavoro. Tutto può creare danno, bisogna ottimizzare le opere non contestarle.

 
15/04/2016 - Omnia cooperantur in bonum (Luigi PATRINI)

Anche il referendum sulle trivelle! Molto bene, amici: andiamo a votare e votiamo SI! Lo dicono anche i 5Stelle e l'estrema sinistra? Pazienza! Io non sono di sinistra nè di destra, (ma oggi "Destra" e "Sinistra" cosa significano?) nè simpatizzo per i grillini; ma se dicono una cosa giusta.... come dar loro torto? E' ora di far capire al Rottamatore che deve finirla di ...farci rimpiangere il passato!