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REFERENDUM TRIVELLE/ La bufala di Renzi per nascondere i favori ai petrolieri

La proposta referendaria sulle trivelle mette allo scoperto il limite cruciale della politica energetica di Renzi & co. Ecco perché il premier invita a non votare. VINCENZO TONDI DELLA MURA

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La proposta referendaria sulle trivelle ha il pregio d'aver colto il limite cruciale della politica energetica governativa; ha il merito d'aver sollevato una questione decisiva, la cui mancata soluzione è all'origine delle accuse di lobbismo e affarismo mosse verso l'attuale Governo.

La questione non concerne solamente l'individuazione del soggetto legittimato ad assumere le scelte energetiche nazionali: se il Governo centrale in splendida solitudine e in assenza di un confronto con gli enti portatori degli interessi territoriali, ovvero lo Stato centrale d'intesa con le regioni e con le autonomie locali (così come chiarisce la Costituzione vigente). Più ancora, la questione interessa il modo con cui detta decisione debba essere assunta: se in modo trasparente, sì da rendere accessibili e comprensibili le ragioni delle scelte adottate, ovvero in modo riservato, sì da mantenere il tutto inaccessibile e incomprensibile.

La questione, in altri termini, concerne la democraticità delle scelte energetiche nazionali. Ciò, ovviamente, non tanto nel senso che "tutti debbono decidere tutto", sì da bloccare irrimediabilmente ogni decisione, quanto, piuttosto, nel senso che nei sistemi democratici "la pubblicità è la regola e il segreto è l'eccezione". Anche le scelte di politica energetica, pertanto, debbono sottostare ai circuiti democratici di valutazione pubblica, a meno di non rimanere ostaggio degli arcana imperii e delle pressioni "inconoscibili" esercitate dai vari potentati. 

Nell'affaire Tempa Rossa, ad esempio, il presidente del Consiglio ha affrontato solamente la prima delle questioni coinvolte (chi decide la politica energetica), ma ha eluso la seconda (la trasparenza della decisione). Rivendicando il merito delle scelte in discussione ("Ho scelto io di fare questo emendamento. Lo rivendico con forza"), egli ha aiutato a chiarire le responsabilità politiche e istituzionali sottese. Tuttavia non ha reso comprensibili le ragioni tecniche, economiche e politiche all'origine delle decisioni governative; non ha motivato i fattori di convenienza nazionale e territoriale derivanti dalle scelte energetiche governative. In definitiva, non ha sopito i sospetti sulle pressioni lobbistiche e clientelari cui il governo avrebbe sottostato.

Analogamente può dirsi con riguardo alla questione delle trivelle. I quesiti referendari furono sollevati da ben nove regioni di diverso colore politico (unico caso nella storia referendaria), al fine di aprire la via a una riforma legislativa per una politica energetica nazionale organica e trasparente. Essi miravano sostanzialmente a rendere effettivo il principio di leale collaborazione fra Stato, regioni e autonomie locali, in modo da razionalizzare il piano delle aree in senso spaziale e temporale. L'intervento a gamba tesa del Governo, tuttavia, ha pregiudicato il compimento di un disegno legislativo unitario. La legge di stabilità del 2016 è intervenuta chirurgicamente, sviando e svuotando di contenuto alcuni dei quesiti referendari; ne è derivata una legislazione ancora più frammentata e disorganica, che ha lasciato in piedi una sola richiesta referendaria. 

La richiesta sopravvissuta, tuttavia, solo in apparenza è marginale. In realtà, essa lascia bene intendere la sostanza degli interessi coinvolti. In questo senso essa è simbolica, esprimendo ben più del contenuto specifico. 


COMMENTI
17/04/2016 - Ancora sul voto (ALBERTO DELLISANTI)

Riprendo il commento. Non solo leggendo il Signor Reseghetti, ho maturato il voto per il NO all'abrogazione. Se poi vincerà il SI',non cascherà il mondo. L'attività estrattiva italiana non finirà, visto il raggio limitato del sopravvissuto quesito referendario. Non enfatizzerei niente, dopo che tutti gli altri quesiti suscitati da nove Regioni (le adriatiche Veneto, Marche, Molise, Puglia) oltre alla Basilicata, Calabria, Campania, Sardegna, Liguria, hanno trovato un buon componimento tra Stato Centrale e Regioni. Resta il valore politico vario di cui il Referendum è stato caricato da plurime direzioni: Renzi che deborda, in primis; qualche ufficio di Giustizia; presidente di Regione tipo Emiliano con la sua vis ideologica.Non cascherà il mondo se vincerà il NO. Non cascherà nemmeno se non si raggiungerà il quorum del 50% + 1 di italiani andati al seggio. Ma se anche solo avrà votato un interessante, inatteso (fino a pochi giorni fa) numero di elettori, sarà un buon messaggio per Renzi. Renzi ha dei numeri per fare il leader. Però gliene manca qualcuno. Se per caso riesce a riformare, per primo, il suo carattere e la sua applicazione di civil servant, in stretta collaborazione con altri "numeri uno" chiamati ai Ministeri al posto dei suoi affezionati, di seconda fila, (Serracchiani o Boschi che siano, Guerini o Lotti che siano, ecc ecc, passi Carrai, o non passi che siano...) farà la gioia di tanti italiani, non solo dei renziani che tali saranno finchè conveniente.

 
16/04/2016 - Le contraddizioni di Reseghetti e non solo lui.. (Franco Labella)

L'invito alla diserzione dalle urne viene motivato con la pretestuosità del quesito referendario eppure anche Reseghetti poi utilizza tre quarti dello spazio del suo commento per fornire elementi a confutazione delle tesi del "si". Decisamente difficile allora capire come, con queste premesse, la conclusione sia "statevene a casa" o l'"andate al mare" di craxiana memoria. No, se siamo convinti delle ragioni esposte da Reseghetti, andiamo a votare un bel "no"! Ma Reseghetti, in quanto a contraddizioni, non è solo ed è in buona compagnia. Non sono stato l'unico che si è divertito a ricercare contributi di Napolitano "coerenti" con l'attuale posizione di non partecipazione al voto. L'ha fatto ieri sera pure Crozza con un messaggio dell'allora custode della Costituzione nel 2011 a Pannella con una sorta di panegirico del referendum. Io, però, non ne sono molto meravigliato perchè quando era Presidente, Napolitano arrivò persino a celebrare "Cittadinanza e costituzione". Cosa è? E' la materia scolastica che non c'era e non c'è (non ha monte ore e non la cercate nelle pagelle dei vostri figli studenti delle superiori)ma la Gelmini prima e la Giannini ora la considerano lo strumento che dovrebbe consentire, nelle scuole, lo studio e la conoscenza della Costituzione. Sempre lei, quella dell'articolo 48 che molti sembrano ignorare e non considerare. Anche se ne sono stati, per un lungo periodo, i custodi.

 
15/04/2016 - Referendum (Federico Reseghetti)

Se si vuol far opposizione si usino ben altri argomenti che una polemica su una questione che è solo strumentale. Stiamo al quesito che riguarda le concessioni da prorogare o meno; si tratta di 2 o 3 concessioni riguardandanti estrazione di petrolio (6 x cento) su un totale che per il 94 x cento concerne estrazione di gas (fra l'altro una forma di energia poco inquinante). In tutto il mondo non c'è alcun esempio di abbandono di giacimenti non esauriti. Non ci sono tecnologie per la loro messa in sicurezza se le piattaforme fossero abbandonate senza averne completato l'estrazione. Vogliamo lasciare tutto incompiuto e inventarci nuove metodiche con i rischi connessi? Ma vogliamo proprio farci del male? Le forme di energia rinnovabili, verso le quali dovremo tendere x il futuro, attualmente sono totalmente marginali ed insufficienti che non possono soddisfare il nostro fabbisogno energetico. Sono state e potranno essere finanziate tramite la tassazione delle fonti fossili. Il processo dovrà essere graduale. Nel frattempo paghiammo caro le forniture estere. Chi se ne frega se vengono da paesi del terzo mondo. Importante non toccare il nostro giardino. Se non si vuole aspettare un processo graduale, si abbia poi l'onestà di non lamentarsi x i costi della nostra energia. Per questo conviene tenerci le fonti già in fase di utilizzo che meno ci costano, fermo restando che sono sicure perché controllate x inquinamento e sicurezza da più enti statali. Che senso ha quindi andare a votare?

 
15/04/2016 - Votare comunque... (Franco Labella)

Posso suggerire alla signora Mazzola, convinta che ci sia un problema occupazionale importante, di andare a votare? Sempre meglio votare che non votare. Perché la disaffezione alla partecipazione passa anche per momenti come questo. E poi non ha senso lamentarsene come leggerà qui: "...l'insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono". Sa signora Mazzola da dove ho estratto il virgolettato? Non ci crederà: dal discorso di insediamento, per il secondo mandato, di Giorgio Napolitano. Quello che ora invita a non partecipare al referendum.

 
15/04/2016 - Infine vado a votare (ALBERTO DELLISANTI)

Renzi ha promosso l'astensione. E' una posizione indebita per un Primo Ministro. Il Presidente della Corte Costituzionale ha promosso l'andare a votare. Più realista del Re, più Renzista di Renzi. Ha passato sotto silenzio l'articolo della Costituzione che riconosce il positivo diritto di astensione, visto che si tratta di abrogare (e non di approvare o di disapprovare, come faremo per il pasticcio costituzionale apparecchiato da Messer Matteo e dalla innovante Maria Elena nel prossimo autunno). Sono note le ragioni di chi NON VUOLE abrogare. Attengono alla sicurezza delle strutture in funzione (che non fanno temere un disastro come Messico 2010) e all'apprezzamento di un'industria (da non demonizzare) che comporta anche buoni posti di lavoro. Le ragioni di chi VUOLE abrogare (forse meno note?) si trovano con consueta chiarezza qui scritte dal Prof. Tondi Della Mura. Non ho ancora deciso tra votare sì, o no. Ma vado a votare. Farlo è divenuto politicamente importante. Più alto il quorum di votanti, meglio sarà. A quorum che sia raggiunto, che vinca il SI', o il NO, non verranno meno le possibilità di una politica più coordinata (in materia) tra centro e periferia, in luogo di politiche espressione del Capo. Mica sono un Regionalista (il centrosinistra esagerò..!). Est modus in rebus... Ad esempio la Sanità Regionalizzata è fonte di sperperi per gli italiani (e di lauti guadagni in loco, per pochi).

 
15/04/2016 - Io non voto (claudia mazzola)

E poi non lamentiamoci se non ci sono posti di lavoro. Tutto può creare danno, bisogna ottimizzare le opere non contestarle.

 
15/04/2016 - Omnia cooperantur in bonum (Luigi PATRINI)

Anche il referendum sulle trivelle! Molto bene, amici: andiamo a votare e votiamo SI! Lo dicono anche i 5Stelle e l'estrema sinistra? Pazienza! Io non sono di sinistra nè di destra, (ma oggi "Destra" e "Sinistra" cosa significano?) nè simpatizzo per i grillini; ma se dicono una cosa giusta.... come dar loro torto? E' ora di far capire al Rottamatore che deve finirla di ...farci rimpiangere il passato!