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SCENARIO/ Gli "errori" di Renzi (e Berlusconi) verso il Partito della nazione

Pubblicazione:venerdì 15 aprile 2016

Silvio Berlusconi (Infophoto) Silvio Berlusconi (Infophoto)

Questo ritardo oggettivo nel rinnovamento di un emisfero politico ha però già prodotto due evidenti conseguenze che lasceranno il segno per gli anni a venire. La prima è l'ipertrofia di una destra anti-sistema, che sebbene forte in tutta Europa qui ha sfondato nel ventre molle di un elettorato di destra moderata in rotta, disperso nell'astensionismo e in altre offerte. Ha prodotto cioè un fenomeno tutto italiano di una proposta, che oggi su Roma lancia la sua sfida per proiettarsi quale unico alfiere a destra dell'alternativa al renzismo, che, al pari dell'altro personaggio della trilogia di Calvino nel "barone rampante", sale sull'albero e sostanzialmente decide di non scendere più. L'opposto di una destra di governo, che preferisce alla Nato la Russia di Putin, a un'Europa federale la disgregazione europea possibilmente con lo schianto dell'euro, che affronta problemi epocali e globali come l'immigrazione con le mani nude del nazionalismo, che non crede al dimagrimento dello Stato, ma alla perpetuazione del buffet con posizioni, ad esempio sulle pensioni (abrogazione della "Fornero", 80 miliardi di risparmi sulla fiscalità dal 2012 al 2020), che nel contesto dei vincoli attuali di bilancio puoi giusto proporre stando su una pianta. Da lì certo puoi anche combinare tali indicazioni a fantasmagoriche aliquote uniche al 15% senza il taglio di un centesimo degli 827 miliardi di spesa pubblica del 2015. 

Il barone Salvini è espressione più ampia di un'offerta politica che certo spopola in Europa. Ma, e qui sta la nostra poco invidiabile differenza, da quelle parti per ogni Marine Le Pen, Frauke Petri, o Nigel Farage vi è, a fare da argine, un Alain Juppé, una Angela Merkel, un David Cameron. Un partito liberal popolare che governa o si propone di governare e se le suona di santa ragione con i baroni rampanti invitandoli a scendere dall'albero. 

La seconda conseguenza di questo mancato rinnovamento o di questo rinnovamento zoppo è che la gamba che si è evoluta nelle forme pirotecniche del renzismo, in mancanza di un'offerta endogena dell'opposta sfera politica, sta provando a fabbricarla essa stessa. Vi sono narrazioni che vogliono il Cavaliere (spinto dall'ala aziendale) essersi dato appuntamento con Renzi al 2018, o quando si voterà, alla conta per il Partito della nazione. Dietrologie o no vi è certo chi lavora alacremente a questo progetto, e non è solo Verdini, confidando anche nello sfondamento del barone rampante. Ma ancora una volta l'anomalia è evidente. La visione renziana del mondo e in particolare dell'economia si inserisce perfettamente nel solco dell'area politica da cui proviene, legittimamente affiliata in Europa al partito socialista. I conflitti con la Commissione europea di prevalente orientamento politico diverso nascono banalmente da questo. 

Il Presidente del Consiglio e il suo partito sono genuinamente convinti che la crescita dipenda dal mettere più soldi, in ogni forma possibile, nelle tasche della gente così favorendo le politiche dal lato della domanda. Si spiegano anche così le ammoine sui tagli alla spesa che questo governo vede come pericoli (non solo al consenso ma) alla sua politica economica. Una posizione legittima e non originale a sinistra, solitamente convinta che aumentare la spesa pubblica (anche in deficit) sia la strada maestra per produrre benessere collettivo. Qui l'unica apparente differenza rispetto a quella tradizione keynesiana è, tristemente, che la spesa viene indirizzata in prebende varie piuttosto che alimentare l'anemico contributo agli investimenti.


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COMMENTI
15/04/2016 - ...il Partito della nazione (Lorenzo ROMANO)

Un bell'exursus ma vi trovo molte cose un po' superficiali: i Governi che fin dal'48 ad oggi "ci hanno rappresentato" (si fa per dire) sono tutti caratterizzati da un fattore comune ovvero l'insipienza e l'incapacità di produrre programmi economici appena, appena orientati alla socialdemocrazia. Eppure lo strapotere della DC e del PCI evidenziatosi nelle varie epoche era notevole! Così anche il binomio inclusivo dell'attuale PD non mostra assolutamente programmi caratterizzati da basi sociali e - soprattutto - democratiche. Il Partito della nazione, la grossa limata al Senato, legislazione intesa a trasformare l'Italia un una misera regione germanica (nemmeno un lander), l'eccesso di stranieri cui guai a parlarne se non si vuole essere tacciati xenofobia, fa pensare alla realizzazione di un pacco regalo da fare alle grandi lobby. Eh già, perché un Parlamento a maggioranza assoluta di "chiamati", l'assenza di opposizione e l'annullamento del controllo senatoriale recita un orientamento alla dittatura che però, manco a dirlo, non sarà italiana visto che il trattato di Lisbona oltre alla perdita sovranità monetaria, tra le righe implica anche la perdita della sovranità nazionale. ...e tutto questo lo si fa per "riportare l'Italia e l'Europa ai giusti livelli di produttività..." magari iniettando rispettivamente una trentina di milioni di stranieri in Italia e trecento milioni sparpagliati nella restante UE, insomma un'operazione eccezionalmente "umanitaria"!

 
15/04/2016 - Maestri solo di "omissis" (Luigi PATRINI)

Maestri solo di "omissis", o anche di "omissioni"? In passato ve li ricordate gli "omissis", cioè le secretazioni di frasi fatte non certo solo per ...salvare la privacy, ma per nascondere verità pericolose? Eravamo maestri in quel campo. Ma lo siamo anche nelle "omissioni"; intendo quelle mancanze compiute per comodità di cui Santa Madre Chiesa ci insegna a chiedere perdono. Bisognerebbe che qualcuno ci ricordasse cosa significa (non confondiamola con "oh, missione"!!!) "omissione" e quale sia la gravità di tanti peccati di omissione! Quelli che si compiono dimenticando che anche in politica ...non esiste il vuoto!