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Referendum Trivelle 2016/ Un test politico sul malcontento del paese?

Pubblicazione:sabato 16 aprile 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 16 aprile 2016, 17.15

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Assolutamente sì. Proprio per questo il referendum sulle trivelle è un’occasione anche per dire no al governo Renzi e a una situazione in cui il Parlamento non è più libero di esprimersi.

 

Il referendum di domenica è anche un test politico sul gradimento di Renzi?

E’ un test interamente politico, anche se non si dovesse raggiungere il quorum. Anche se dovesse andare a votare il 40% degli italiani, che corrispondono a circa 20 milioni di persone, quelle potenzialmente sono tutte persone che a ottobre torneranno alle urne per votare contro le riforme costituzionali. Comunque Renzi in un modo o nell’altro non festeggerà. E’ un test politico che darà anche il polso del malcontento e del malessere generale nel Paese, nonostante la disinformazione dei media più vicini al presidente del Consiglio. Qualora non si dovesse raggiungere il quorum Renzi potrà cantare vittoria, ma dal punto di vista politico sarà una vittoria di Pirro.

 

E se un elettore fosse contro Renzi ma a favore del metano?

E’ il mio caso, io voterò “no” come Bersani perché voglio contribuire al quorum, ma sono favorevole all’uso del metano.

 

In questo modo non rischia di far passare un messaggio politico confuso?

Questa è la conseguenza della propaganda renziana. E’ stato Renzi fin dall’inizio a volere nascondere il più possibile questo referendum. Altrimenti avrebbe fatto l’election day, abbinandolo alle elezioni amministrative. Chi ha politicizzato il referendum è stato il presidente del Consiglio. Poi possiamo ragionare sulla composizione del voto, può esserci sempre un cittadino poco interessato alla questione delle trivelle che decide di andare a votare contro Renzi, ma il problema politico di fondo rimane.

 

E qual è?

Il problema è che abbiamo un presidente del Consiglio che non è frutto di un’elezione politica. Renzi sta al governo ormai da due anni senza un legittimo voto popolare. Le occasioni per chiedere al popolo di esprimersi sono pochissime, ed è per questo che anche il referendum sulle trivelle è diventato un voto politico.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
20/04/2016 - Funzione educativa (Franco Labella)

Il referendum si è svolto ma pure serve il commento a posteriori all'intervista. L'intervento di Grossi è stato letto, da alcuni, come una interferenza. D'Esposito ne dà una chiave di lettura in termini di "protagonismo istituzionale". Posso proporne un'altra di chiave di lettura? Lo faccio da docente di Diritto, privato dalla Gelmini e dalla Giannini, di studenti (la materia è stata eliminata dai curricola delle superiori e nemmeno l'attuale Ministro ha ritenuto di eliminare lo scandalo-finzione di "Cittadinanza e Costituzione", la materia che non c'è). Grossi non ha fatto grandi ragionamenti giuridici o di opportunità politica: ha semplicemente ricordato (a chi l'ha studiata e la conosce) o fatto sapere (a chi non la l'ha studiata e non la conosce) che la Costituzione parla del voto in una sola parte, l'art. 48, dove "il suo esercizio è dovere civico" (sic). Quelli che hanno provato a far dire alla Costituzione una cosa diversa e non vera (il dovere civico non è sospeso in occasione del referendum, la diserzione maggioritaria dalle urne è, puramente e semplicemente, condizione di non validità del risultato referendario) lo hanno fatto, con miseria intellettuale e consapevoli che il cittadino medio che non studia il Diritto a scuola non ha elementi per smascherare questo tentativo (ahimè riuscito domenica) di diseducare alla partecipazione. Sarà curioso sentire l'apologeta della diserzione Renzi quando ad ottobre dovrà fare l'invito contrario.