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Referendum Trivelle 2016/ Un test politico sul malcontento del paese?

Per FABRIZIO D’ESPOSITO, il voto di domenica è un test politico che darà il polso del malessere generale nel Paese, nonostante la disinformazione operata  dai media più vicini a Renzi

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

REFERENDUM TRIVELLE 17 APRILE 2016. Domenica dalle 7 alle 23 si vota per il referendum abrogativo relativo alle piattaforme per le estrazioni a mare. Gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla proroga o meno delle concessioni entro le 12 miglia marine dalla costa. L’articolo 75 della Costituzione è chiaro: “Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati. La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi”. Il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, è intervenuto nel affermando che “si deve votare: ogni cittadino è libero di farlo nel modo in cui ritiene giusto. Ma credo si debba partecipare al voto: significa essere pienamente cittadini”. Un invito dal quale si è dissociato l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull'inconsistenza dell'iniziativa referendaria”. Abbiamo chiesto un commento a Fabrizio D’Esposito, giornalista politico del Fatto Quotidiano.

 

Che cosa ne pensa del dibattito sulla legittimità o meno dell’astensione?

Premetto che sono un giornalista politico e non un esperto di diritto. Ma il fatto che due pubblici ufficiali quali sono Matteo Renzi e Giorgio Napolitano invitino all’astensione è un reato punibile, o quantomeno è altamente diseducativo. Personalmente condivido quanto ha detto il presidente della Corte costituzionale, Paolo Grossi, secondo cui “votare è un dovere civico”. O quanto meno chi non va a votare non dovrebbe invitare gli altri a non andarci, come hanno fatto Renzi e Napolitano.

 

La Costituzione prevede che il referendum sia valido solo se c’è il quorum. Significa che il diritto all’astensione è garantito dalla stessa Costituzione?

Io non sto criminalizzando chi non va a votare. Lo stesso Mattarella ha detto che un privato cittadino poteva pensarla come Napolitano, ma che siccome è il capo dello Stato domenica andrà a votare. Il punto dolente di questa vicenda è che il presidente del Consiglio, dal momento che con questo referendum si gioca una partita politica, ha invitato all’astensione ed è stato supportato dallo stesso presidente emerito Napolitano. E’ questo ciò che trovo scandaloso.

 

Lei che cosa ne pensa dell’intervento di Grossi?

Il presidente della Corte costituzionale, l’istituzione chiamata a interpretare la Costituzione, ha detto che è dovere di ogni italiano andare a votare. Mi fermo quindi a quello che dice Grossi.

 

Perché secondo lei il presidente della Consulta ha deciso di intervenire?

Nel momento in cui c’è un forte accentramento da parte del potere esecutivo, la Corte costituzionale può esercitare un utile contrappeso che il Parlamento invece non riesce a mettere in atto. Oggi Renzi governa in modo assoluto. Anche sulle riforme costituzionali abbiamo assistito all’introduzione del cosiddetto “canguro” per strangolare il dibattito. Nel momento in cui il potere legislativo sembra annientato dalla smania del governo, ci è rimasta soltanto la Corte costituzionale.

 

Se la democrazia rappresentativa con il Parlamento non funziona più, la via d’uscita sono forme di democrazia diretta come il referendum?


COMMENTI
20/04/2016 - Funzione educativa (Franco Labella)

Il referendum si è svolto ma pure serve il commento a posteriori all'intervista. L'intervento di Grossi è stato letto, da alcuni, come una interferenza. D'Esposito ne dà una chiave di lettura in termini di "protagonismo istituzionale". Posso proporne un'altra di chiave di lettura? Lo faccio da docente di Diritto, privato dalla Gelmini e dalla Giannini, di studenti (la materia è stata eliminata dai curricola delle superiori e nemmeno l'attuale Ministro ha ritenuto di eliminare lo scandalo-finzione di "Cittadinanza e Costituzione", la materia che non c'è). Grossi non ha fatto grandi ragionamenti giuridici o di opportunità politica: ha semplicemente ricordato (a chi l'ha studiata e la conosce) o fatto sapere (a chi non la l'ha studiata e non la conosce) che la Costituzione parla del voto in una sola parte, l'art. 48, dove "il suo esercizio è dovere civico" (sic). Quelli che hanno provato a far dire alla Costituzione una cosa diversa e non vera (il dovere civico non è sospeso in occasione del referendum, la diserzione maggioritaria dalle urne è, puramente e semplicemente, condizione di non validità del risultato referendario) lo hanno fatto, con miseria intellettuale e consapevoli che il cittadino medio che non studia il Diritto a scuola non ha elementi per smascherare questo tentativo (ahimè riuscito domenica) di diseducare alla partecipazione. Sarà curioso sentire l'apologeta della diserzione Renzi quando ad ottobre dovrà fare l'invito contrario.