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SCENARIO/ Costituzione "trivellata", Renzi ha manipolato il referendum

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

Ma perché solo in questo modo vi può essere la certezza che la competizione politica non degeneri in "una guerra civile totale", per riprendere un'espressione schmittiana che sembra si stia realizzando con la nostra uscita dal sistema democratico.

Prendiamo ancora i 15 milioni di votanti. Secondo lei condizionano in qualche modo la prossima campagna referendaria di Renzi, quando il quorum non ci sarà?
Non dovrebbero condizionare in alcun modo il referendum costituzionale, che ha regole ed effetti diversi rispetto a quello abrogativo. Il referendum di ottobre è sulla riforma costituzionale, la quale suscita ben altri problemi. L'unico legame che riesco a vedere è la posizione contraddittoria del premier, dal momento che al referendum del 17 aprile Renzi ha detto ai cittadini di non partecipare, mentre al referendum sulla riforma costituzionale dovrà essere lui a portare al voto gli italiani.

Che differenza c'è tra legittimità dell'astensione e invito esplicito a non votare, come quello che è venuto da Renzi e Napolitano?
Adesso che il referendum si è svolto e che l'esito è incontestabile, si può dire con chiarezza che l'interpretazione della Costituzione non può essere un fatto di convenienza — ora sì, ora no — come altre volte è già accaduto. La regola del dovere del voto è scritta nell'articolo 48 e vale senza eccezioni; altro è che ai fini dell'abrogazione è previsto un quorum di partecipazione, oltre che quello del risultato. Questo quorum non abilita a dire che il dovere di votare viene meno, tanto più che si tratta di un dovere ormai non sanzionato. 

Quindi?
Aveva pertanto ragione il presidente Grossi, nel ritenere sussistente il dovere di votare, perché il referendum è per i cittadini. Non condanno Renzi per la sua campagna astensionistica, anche se non ha fatto una bella figura essendo il premier e avendo bisogno ora di spingere i cittadini a votare nel referendum costituzionale. Mi sembra che l'intervento meno opportuno sia stato quello del senatore Napolitano, che come presidente emerito della Repubblica si è, di fatto, contrapposto al presidente Mattarella il quale aveva fatto sapere che sarebbe andato a votare. 

Può un capo del governo — e non solo leader di partito — fare appello politico alla "diserzione" rispetto a uno strumento della democrazia costituzionalmente previsto?
Il governo nel momento elettorale dovrebbe assicurare la sua neutralità e agire in modo lineare, perché il suo comportamento può comportare una manipolazione del risultato elettorale. Ma la manipolazione del popolo accadeva già nell'agorà ateniese, come mostra la vicenda di Socrate. Non è escluso che non si ripeta ai giorni nostri in cui la democrazia sembra ormai alle nostre spalle. Il nostro è sempre più un sistema post-democratico. 

Mattarella, Boldrini, Grasso hanno votato senza fiatare. Come giudica la loro scelta? 


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COMMENTI
19/04/2016 - Chiarezza (Franco Labella)

Premesso che non sono "pagato" dal prof. Mangiameli (ovviamente è una battuta scherzosa per giustificare quello che andrò a scrivere) gli devo riconoscere che ancora una volta è stato chiaro e diretto. Mi riferisco, soprattutto, al chiarimento relativo all'art. 48 e al tentativo, piuttosto maldestro, di Renzi e compagnia di far "dire" alla Costituzione quello che non dice. L'unica parte della Costituzione in cui si parla del voto è quando lo si definisce, con chiarezza e senza infingimenti, "dovere civico". Dopo di che trasformare una condizione di validità del referendum abrogativo in una sorta di negazione o di sospensione del "dovere civico" è stato un tentativo basato sulla miseria intellettuale e sulla carenza di nozioni giuridiche di base del cittadino medio. Non oso pensare a cosa succcederà col referendum costituzionale. Le prime avvisaglie di tentativi di buttarla in propaganda ci sono già. E siccome non ho l'abitudine di dare giudizi avventati che poi dovrei rimangiarmi suggerisco di cercare l'intervista (è stata trasmessa durante Fuori Onda (LA7) di domenica scorsa) alla presidente del Comitato per il SI Maria Medici. La intervistano per verificare il suo grado di conoscenza dei contenuti della legge costituzionale di riforma che, visto che presiede un Comitato per la sua conferma, dovrebbe conoscere. Guardate il video e verificate le sue risposte sbagliate che sono evidenziate con scritte apposite dagli autori. E' solo un assaggio di quello che ci aspetta.